«Ha abusato di un ragazzino»: condannato a 5 anni e mezzo

23 Febbraio 2022

Enrico Scarinci ha adescato un 15enne su un sito internet, poi l’ha costretto a un rapporto nell’auto A incastrarlo è la testimonianza della vittima, fuggita dalla macchina dopo un incidente stradale

CHIETI. Cinque anni e mezzo di carcere per gli abusi su un quindicenne adescato online. È la condanna inflitta a Enrico Scarinci, 51enne di Crecchio, accusato di violenza sessuale aggravata. La sentenza del giudice Luca De Ninis è arrivata con il rito abbreviato: significa che l’imputato, difeso dall’avvocato Antonio Tenaglia, ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo della pena. L’accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, aveva chiesto sei anni. A occuparsi delle indagini, coordinate dal pm Marika Ponziani, sono stati i carabinieri della stazione di Chieti Principale e del nucleo operativo e radiomobile. Il giorno delle violenze, avvenute lo scorso 7 giugno all’interno del parco fluviale di Santa Filomena, la vittima era riuscita a fuggire dall’auto di Scarinci solo perché il presunto stupratore, mentre viaggiava ad alta velocità per le strade dello Scalo, si era schiantato contro un’altra macchina ed era stato costretto a fermarsi.
LA DENUNCIA
In base alla denuncia, Alessandro (nome di fantasia) viene contattato su “Romeo”, un sito internet di incontri, da un utente che si fa chiamare Dino e ha come immagine del profilo quella di un giovane di 18, al massimo 19 anni. Tra i due c’è anche una videochiamata, ma Dino posiziona lo smartphone in modo tale da non essere visto bene in volto. I due si accordano per un appuntamento, il pomeriggio del 7 giugno. A un certo punto Alessandro, alle prime esperienze su una chat di questo tipo, ci ripensa e vuole disdire l’appuntamento. Ma l’interlocutore va su tutte le furie e lo minaccia, dicendo al quindicenne che rivelerà la sua omosessualità ai genitori.
L’INCONTRO
Il ragazzino va nel panico e si sente costretto ad accettare l’appuntamento nel parcheggio della chiesa del Tricalle. Qui scopre che le sue paure sono fondate, perché alla guida della macchina trova un cinquantenne che non somiglia neppure lontanamente all’immagine del profilo. Alessandro è terrorizzato, non avrebbe mai immaginato di trovarsi in una situazione del genere e, temendo che quell’uomo possa concretizzare le minacce fatte via web, accetta di salire sulla macchina. Il quindicenne è intenzionato a proporre di andare in un bar, da dove poi fuggire. Ma Scarinci si dirige immediatamente in una zona fuori mano, al parco fluviale, una grande area verde abbandonata, alle spalle del centro commerciale Megalò, diventata negli ultimi anni meta di incontri sessuali. Per la vittima, costretta ad avere un rapporto sessuale, sono attimi di terrore. Dopo un po’, però, Scarinci è obbligato ad andare via perché arriva un’altra auto e, probabilmente, ha paura di essere scoperto.
LA FUGA
Passa ancora qualche minuto e il cinquantenne, in via Casalbordino, finisce contro l’utilitaria guidata da una donna. Alessandro approfitta dell’incidente per catapultarsi fuori dall’auto. «Dentro quella macchina c’è uno stupratore, un violentatore», dice alla sconosciuta prima di fuggire. La ragazza telefona al 112 non tanto per il danno causato alla sua automobile ma perché l’adulto ha la cerniera dei pantaloni aperta e le scarpe slacciate. È da questo momento che partono le indagini dei carabinieri della compagnia di Chieti. Nel frattempo, Alessandro si confida con un’amica, poi con i genitori, infine va in caserma a denunciare tutto.
L’ARRESTO
A distanza di pochi giorni, il giudice Andrea Di Berardino decide di mandare l’indagato agli arresti domiciliari perché il racconto della vittima è ritenuto pienamente attendibile. Non solo: Scarinci è sotto inchiesta a Pescara per una vicenda analoga che risale al 2019. Scrive il giudice: «Scarinci ha approfittato dello stato di turbamento, da chiunque percepibile, di un adolescente che vive le scelte sessuali in condizione di segretezza e isolamento, perché evidentemente non ancora socialmente accettate, spingendolo ad assecondarlo».
L’UDIENZA
Arriviamo così all’udienza di ieri. L’avvocato chiede l’assoluzione, sostenendo che il giovane abbia dato il consenso per consumare un rapporto sessuale. Il pm, invece, rimarca come la vittima sia stata costretta a sottostare alle richieste dell’imputato. E la tesi della procura regge: nei confronti di Scarinci, oltre alla condanna a cinque anni e sei mesi, scattano anche numerose pene accessorie, tra cui «l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori». Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. Scontato il ricorso in appello.
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