Ha scritto una lettera prima di uccidere Non voleva separarsi dal fratello disabile

Il movente della tragedia svelato dal biglietto trovato nella cucina dell’appartamento in cui si è consumato il delitto: Roberto Tatasciore era addolorato perché Antonio, tra pochi giorni, sarebbe stato portato in una struttura assistenziale
ORTONA. Non voleva separarsi dal fratello disabile che, di lì a pochi giorni, sarebbe stato portato in una struttura residenziale. Non sopportava l’idea di allontanarsi da lui, dopo avergli dedicato un’intera vita, assistendolo con amore. I motivi dell’omicidio-suicidio di Ortona sono spiegati in una lettera scritta da Roberto Tatasciatore, pensionato di 70 anni, prima di strangolare con un cavo elettrico il fratello Antonio, di quattro anni maggiore, e di impiccarsi con una corda fissata al sostegno di un letto per invalidi.
LA LETTERA
Il messaggio, lasciato nella cucina dell’appartamento di via Tripoli 43 diventato la tomba dei due fratelli, a pochi passi dal centro, racconta la disperazione di un uomo che viveva da sempre in simbiosi con il fratello e non ha retto alla prospettiva di perdere una quotidianità per la quale aveva fatto un mare di sacrifici e rinunce. Quelle righe vergate su un foglio di carta – in cui vengono indicate anche le ultime volontà sui funerali e sulla destinazione dei beni – hanno consentito di svelare i perché di una tragedia che, fin da subito, è apparsa chiara in tutta la sua drammaticità. Fin da quando Tommaso, il terzo fratello che non viveva con loro, entrando nell’abitazione di Roberto e Antonio dopo le sei di sera di domenica, ha trovato i corpi in camera da letto e nel salotto.
LE INDAGINI
Il sopralluogo dei carabinieri della compagnia di Ortona e i successivi accertamenti, insieme al ritrovamento della lettera, hanno suffragato su tutta la linea le ipotesi iniziali. A giorni, Antonio sarebbe stato ricoverato in una residenza sanitaria assistenziale (Rsa) di Lanciano. Di recente, infatti, gli era stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento, alla luce della gravità delle patologie di cui soffriva: quei soldi, uniti a quelli della pensione (aveva lavorato per anni come usciere all’Ufficio territoriale per l’agricoltura di Lanciano), avrebbero consentito di sostenere la retta mensile. Il dispiacere per la separazione ormai imminente ha rappresentato la scintilla che ha innescato l’omicidio-suicidio.
IL SOPRALLUOGO
La casa del delitto, un appartamento al pianterreno di un condominio di quattro piani più attico vicino al tribunale di Ortona, era in perfetto ordine: non sono stati trovati elementi o segni che facciano pensare a una lite. D’altronde i tre fratelli erano legatissimi e, anche il giorno dell’omicidio, avevano fatto colazione insieme in quell’appartamento. Probabilmente la tragedia si è consumata nella stessa mattinata. Secondo il medico del 118 intervenuto dopo l’allarme lanciato da Tommaso, infatti, Roberto e Antonio erano morti già da alcune ore.
LE AUTOPSIE
Indicazioni più precise sull’orario dei decessi arriveranno dalle autopsie: stamattina il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani, che coordina l’inchiesta, affiderà l’incarico al medico legale Marco Piattelli. Nell’appartamento, finito sotto sequestro, al momento non sono previsti ulteriori sopralluoghi.
LE REAZIONI
«È un episodio inaspettato», dice il sindaco di Ortona Leo Castiglione, «vogliamo testimoniare la nostra testimonianza ai familiari di Roberto e Antonio. È un episodio di disperazione umana e non di disagio sociale: erano due pensionati e non hanno mai avuto bisogno del supporto dei servizi sociali». «Tragedie come quella avvenuta a Ortona», dice il consigliere regionale Sara Marcozzi, «impongono di colmare, una volta per tutte, le enormi lacune normative e assistenziali che nel nostro Paese persistono in tema di disabilità. Oltre alla sofferenza causata dalle patologie, i disabili e loro familiari patiscono solitudine, difficoltà economiche e una grave e sconfortante sensazione di abbandono da parte delle istituzioni. È urgente una rivalutazione collettiva del concetto di comunità, come entità che fa quadrato e si prende cura dei più deboli, ed è non più rinviabile una riforma delle politiche di assistenza che non lasci più nessuno ai margini della società».

