«Ha ucciso mia moglie in auto: da lui nessuna parola di scusa, non lo potrò mai perdonare»

28 Giugno 2024

Lo strazio di Pietro Caruso: «Viaggiava contromano e sotto l’effetto della droga Ha distrutto la felicità di una famiglia, ma per lui il nostro dolore non ha valore»

CHIETI. Il dolore è racchiuso in una lettera. Il dolore è nelle parole di un marito che non potrà più riabbracciare sua moglie, è nelle lacrime silenziose di un padre che dovrà crescere da solo suo figlio, è nell’appello di un cittadino che vuole giustizia e dice che no, non perdonerà mai chi gli ha sconvolto la vita e, dopo dieci mesi, non si è degnato neppure di chiedere scusa. Pietro Caruso è vedovo dalla sera dello scorso 29 agosto, quando un giovane ha causato lo schianto in cui è morta Stefania Di Michele, la mamma teatina di 40 anni che stava tornando nella sua casa di Pretoro dopo una serata al cinema con il figlioletto Davide e il marito, entrambi vivi per miracolo.
LA LETTERA
Pietro, 49 anni, affida il suo strazio a un messaggio pubblicato su Facebook, dal titolo “Lettera alla mia Stefania”, a pochi giorni dall’udienza preliminare in programma il 2 luglio in cui un venticinquenne di Guardiagrele comparirà davanti al giudice Luca De Ninis con l’accusa di omicidio stradale per aver provocato la tragedia sulla Fondovalle Alento, in territorio di Bucchianico. «Amore mio», scrive Pietro, «siamo arrivati al dunque. Sono passati dieci maledetti mesi da quella terribile sera che, in un attimo, ha spezzato la nostra felicità...la tua, la mia e, soprattutto, quella del nostro piccolo Davide».
«CHIEDO GIUSTIZIA»
I parenti si sono stretti intorno al padre e al figlio di 9 anni sopravvissuti all’incidente. «La giustizia divina», prosegue Pietro, «ci sta sostenendo insieme a tutta la nostra grande famiglia e ai nostri numerosi amici: insieme a Davide combatterò perché quel tuo sorriso che contagiava tutti noi possa non essere mai dimenticato». Martedì prossimo Pietro, assistito dall’avvocato Andrea Di Lizio, si costituirà parte civile. «La giustizia terrena», aggiunge Caruso, «porterà ognuno davanti alla propria immagine, ai propri comportamenti, alle proprie responsabilità. Certo è che combatterò, per te e per Davide, ma anche per tutte le ingiuste vittime di incidenti stradali, perché la tua morte non venga banalizzata. Combatterò perché venga accertata la verità. Tutta la verità». Pietro torna al giorno della tragedia: «Eravamo festanti in macchina con il nostro Davide, avevamo passato una bellissima serata al cinema e a cena, eravamo una famiglia felice. Finché è arrivato un soggetto che io non oso definire, ma che i giornali dicono fosse sotto l’effetto della droga, che andasse ad altissima velocità, che di notte viaggiava contromano e che non ha fatto nulla, nemmeno quando prima di noi stava investendo un’altra macchina e ne ha colpita un’altra ancora. E mi chiedo: in quel momento la droga ha segnato il destino della nostra famiglia? Ma di questo si occuperà la giustizia, nella quale credo e spero sarà giusta e senza sconti, così come a te non ne sono stati fatti».
«NON LO PERDONERÒ»
Pietro non ha ricevuto neppure una telefonata o un messaggio dal giovane che ha causato l’incidente. «Lui ha distrutto la nostra famiglia», scrive ancora, «ha distrutto la nostra felicità, ha distrutto il futuro sereno di Davide. Ma quello che non capisco e che non riuscirò mai a perdonare a quel soggetto è che, in tutto questo tempo, non ha trovato un modo per scusarsi con noi, con te, con Davide e con me. Tanti modi lui e i suoi familiari avrebbero potuto trovare per raggiungermi ma, evidentemente, il nostro dolore per loro non ha valore. Ed è per questo che non lo perdonerò mai». Firmato: «Il tuo Pietro».