Honda, Di Lorenzo accusato di truffa

La Procura di Lanciano chiude le indagini, c’è anche l’associazione per delinquere con altri 4. Il manager: cerco di capire
LANCIANO. L’accusa è pesantissima: associazione a delinquere finalizzata alla truffa. La vicenda è quella relativa a presunti raggiri fatti ai danni della Honda Italia di Atessa e che vede come indagati l’ex vicepresidente della multinazionale con sede in Val di Sangro, Silvio Di Lorenzo, la moglie, due figli e un imprenditore della zona. Per tutti è stato emesso l’avviso di conclusione delle indagini dai magistrati della Procura di Lanciano e svolte nei mesi scorsi dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Chieti.
Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per presentare eventuali memorie difensive: soltanto dopo questa fase la Procura potrebbe richiedere il rinvio a giudizio. È chiaro che gli accusati hanno la presunzione d’innocenza fino a conclusione di tutti i gradi di giudizio. Per adesso, si procede in questo modo, dopo il provvedimento di chiusura delle indagini firmato dal procuratore di Lanciano, Francesco Menditto, ultimo atto prima del suo trasferimento nella procura di Tivoli, dove prende servizio proprio oggi.
L’accusa dell’associazione per delinquere finalizzata alla truffa è il frutto delle indagini svolte dopo che la Honda Italia aveva presentato un esposto finito anche al Tribunale delle imprese dell’Aquila e con il quale venivano contestate forniture che avrebbero causato alla multinazionale delle moto danni economici stimati in 10 milioni di euro. Proprio per supportare le varie accuse, la casa nipponica aveva presentato un vero e proprio dossier sulla gestione aziendale condotta dal suo ex manager, che nel frattempo - era il 2012 - ha lasciato l’incarico assumendo anche quello di presidente pro tempore della Camera di commercio di Chieti.
In seguito a quell’esposto, la Procura ha affidato le indagini al Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Chieti coordinata dal tenente colonnello Alberto De Ventura sotto la supervisione del comandante provinciale, il colonnello Vittorio Di Sciullo. Le indagini sono scattate nell’estate di due anni fa, visto che l’esposto della Honda porta la data del 20 giugno 2014. In particolare la multinazionale ha chiesto non solo di accertare l’eventuale responsabilità dell’ex vicepresidente e di quanti con lui sono stati chiamati in causa, sostenendo la necessità di ottenere un risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti «a cagione delle loro condotte» per un ammontare complessivo non inferiore a 10 milioni di euro e di accertare che la Honda abbia corrisposto somme non dovute ad altre società dell’indotto e di condannare ciascuna delle ditte alla restituzione degli importi con tanto di interessi
Da parte sua, Di Lorenzo si è sempre difeso sostenendo, già in una lettera inviata al vertice Honda e diffusa agli organi d’informazione a luglio 2014, «che le scelte e le decisioni aziendali sono state condivise negli anni con altri nove dirigenti italiani, il comitato esecutivo aziendale, il Cda, collegio sindacale e la società di revisione e certificazione».
«Assisto e cerco di capire», si è limitato a dire ieri Di Lorenzo contattato al telefono dal Centro.
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