Honda si ferma 17 giorni per problemi di forniture

Difficoltà nell’arrivo dei materiali dal sud est asiatico: prolungato lo stop della produzione nel periodo in cui l’azienda delle moto lavora a pieno regime con circa 900 dipendenti
ATESSA. Proseguono i disagi per la fornitura dei materiali destinati allo stabilimento Honda di Atessa, l’unica fabbrica europea per la costruzione di scooter e moto. Già nei giorni scorsi la Uilm aveva denunciato la difficoltà nei rifornimenti della componentistica che arriva dal Sud est asiatico tramite navi cargo e l’allarme si era trasformato in realtà con la decisione del direttivo aziendale di sospendere la produzione il 4, 5 e 8 febbraio. Ieri la notizia che il fermo produttivo dovrà estendersi invece fino al 20 febbraio. Un problema, questo della fornitura, che si abbatte nel periodo più delicato per la Honda di Atessa, alle prese con il cosiddetto periodo di alta stagione, quando lo stabilimento lavora a pieno regime con circa 900 dipendenti tra stagionali, mini turno e contratti a tempo indeterminato, per dar seguito alle numerose richieste di mercato. Richieste che non si sono fermate nemmeno di fronte alla pandemia mondiale da Covid-19, e che anzi, sono incrementate dal momento che le due ruote vengono considerate il mezzo più sicuro ed economico per andare al lavoro senza utilizzare i mezzi pubblici e che sta esplodendo il fenomeno del food delivery soprattutto nelle grandi città.
Gli scooter Honda, testati sui sanpietrini romani e altri circuiti metropolitani, sono da sempre i preferiti di bikers e motociclisti della prima ora proprio per la loro versatilità, leggerezza e affidabilità.
Ma l’altra faccia della medaglia dell’emergenza Covid sono i trasporti. A livello globale il problema è conosciuto come Global container shortage, ovvero carenza mondiale di container. Le navi cargo sono diminuite drasticamente, così come sono saliti esponenzialmente i prezzi dei trasporti navali e i container, a seguito del blocco di molte fabbriche asiatiche ed europee, sono rimasti fermi nei porti. Questo ha frenato l’import/export drasticamente.
La Uilm, tramite il segretario generale di Chieti-Pescara, Nicola Manzi, ha più volte fatto appello al management giapponese per la creazione, in tempi brevi, di una filiera locale della sub-fornitura, in modo da ridurre i costi e i disagi e creare così un circuito virtuoso sul territorio. (d.d.l.)
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