Honda, strategie sindacali per salvare la produzione

13 Novembre 2015

Si teme che la fabbrica di Atessa possa perdere l’ultima linea di costruzione già da gennaio. Fiom, Fim e Uilm ufficializzano i loro progetti contro la crisi

ATESSA. Sarà ufficializzata oggi, nel corso di una conferenza stampa congiunta di Fim, Fiom e Uilm, la strategia sindacale da mettere in campo sullo stabilimento Honda che, ancora una volta, sembra non riuscire a superare la profonda crisi in cui si è impantanato negli scorsi anni con la perdita di circa 300 lavoratori. Tra dipendenti e sindacati cresce l'apprensione a seguito dell'annuncio, su cui si vociferava dall'estate scorsa, che lo stabilimento di Atessa potrebbe perdere già da gennaio l'ultima linea di costruzione di motori che restava alla fabbrica della Val di Sangro. Una notizia che getta nello sconforto le attuali maestranze e che potrebbe avere pesanti riflessi sul futuro dello stabilimento, l'unico in Europa per la costruzione di due ruote. Se da un lato infatti la direzione aziendale non ha parlato di esuberi, dall'altro limitare lo stabilimento ad una mera funzione di assemblaggio significherebbe condannarlo ad una lenta agonia. I motori degli scooter Pcx arriverebbero quindi già montati dal Sud est asiatico dai primi giorni del nuovo anno. Questo significa che le altissime professionalità impiegate nello stabilimento, che è un gioiello mondiale dal punto di vista della qualità delle produzioni, dovranno essere utilizzate altrove, in settori come logistica e magazzino. Atessa si troverebbe a perdere quindi quella specificità che è stata il vanto della multinazionale per oltre 40 anni. Altra doccia fredda è il fatto che il pareggio di bilancio dovrà slittare ad oltre il 2016. Entro quella data, prevista e sottoscritta dalle parti nel piano industriale siglato al Ministero dello sviluppo economico nel dicembre del 2012, non si riuscirà a rientrare dalle perdite che sono passate dai 35 milioni di euro iniziali a 13 milioni di euro. La somma però è lievitata di 4 milioni di euro a causa degli acquisti di componenti all’estero, per effetto del cambio euro-dollaro. Già lo scorso luglio la Uilm aveva avvertito dell'intenzione della casa madre giapponese di non rispettare le promesse sancite a Roma con la dismissione della linea motori dallo stabilimento. La Fim invece aveva sempre fatto appello alla necessità di nuovi modelli e di investimenti importanti per la sede di Atessa. Anche la Fiom ha rimarcato nei mesi scorsi il "sacrificio" dei lavoratori che sono stati licenziati e la massima disponibilità invece di quelli rimasti per ridare slancio alle produzioni. Il futuro, nonostante i volumi produttivi di Honda Italia appaiano in leggera risalita, sembra oggi più incerto che mai.

Daria De Laurentiis