Honeywell, da martedì si riparte Dopo sessanta giorni di stop

Atessa. Gli operai riprendono a lavorare nella fabbrica dei turbo nonostante l’annuncio di chiusura Ma lo stesso giorno i vertici americani tornano a incontrare il ministro Calenda e la Regione
ATESSA. Si torna in fabbrica alla Honeywell, dopo due mesi di sciopero, una vertenza lunga e drammatica sulle spalle e ancora pochissime settimane per provare a sperare ancora. Il 2 aprile, giorno in cui lo stabilimento dei turbo dovrà chiudere per sempre secondo i piani della corporate americana, è dietro l’angolo, ma fino alla fine si dovrà lavorare come si è fatto per trent’anni. Al tavolo ministeriale è demandata la responsabilità di spingere l’azienda a fare richiesta per una proroga dei contratti di solidarietà per altri sei mesi, il tempo necessario per le istituzioni abruzzesi e per il Governo di pescare una soluzione qualsiasi per salvare i 420 dipendenti diretti della Honeywell e altri 200 dell’indotto. Intanto giovedì mattina sono rientrate in fabbrica solo le ditte esterne, per pulire e mettere in ordine lo stabilimento e consentire la ripresa delle attività. Venerdì sono rientrati sul turno centrale impiegati e indiretti (ovvero i dipendenti addetti alla manutenzione interna) per rimettere in moto le linee. Ad inizio turno è stata programmata una lezione di formazione sulla sicurezza per tutti i presenti. L’assenza delle maestranze nei due giorni è stata gestita con il ricorso alle ferie e ai permessi per tutti. Lunedì sarà invece la volta di impiegati, indiretti e diretti per circa il 50% della forza lavoro, mentre il resto dei lavoratori sarà in solidarietà per altre due settimane. L’intera giornata sarà di formazione in aula. Martedì 21, giorno in cui l’azienda incontra di nuovo a Roma il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, parti sociali e istituzioni abruzzesi, ad Atessa si ripartirà con la normale produzione su due turni. Una parte di indiretti tornerà sulle linee e, dopo due settimane, la lista verrà cambiata alternando i lavoratori che sono stati in solidarietà. E proseguono gli appelli a salvare il lavoro per centinaia di famiglie. Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo, chiede che si riattivi subito il tavolo ministeriale. «Il Mise faccia la sua parte», ribadisce, «se finora ha sempre dichiarato di essere l’interlocutore privilegiato dell’azienda in questa trattativa, oggi che Honeywell ha dichiarato la fine dell’attività produttiva sbattendo la porta in faccia allo stesso Calenda, cosa intende fare? Adesso si vedrà se il tavolo nazionale è stato un reale e concreto tentativo per evitare la chiusura, e se d’ora in avanti intende continuare ad essere il luogo per trovare soluzioni». «Senza l’azione unitaria della classe operaia a livello europeo e un pacchetto di misure restrittive antimonopoliste», interviene invece Antonio Macera, segretario regionale di Pci Abruzzo, «che ridisegnino gli attuali rapporti sociali e di produzione, fenomeni come quello di Atessa sono purtroppo destinati ad intensificarsi».
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