Honeywell, il caso al ministero Faccia a faccia con l’azienda

ATESSA. Quello di oggi al Mise, ministero dello Sviluppo economico, è uno dei primi incontri tecnici sul futuro e destino della Honeywell, fabbrica dei turbocompressori, a seguito della decisione...
ATESSA. Quello di oggi al Mise, ministero dello Sviluppo economico, è uno dei primi incontri tecnici sul futuro e destino della Honeywell, fabbrica dei turbocompressori, a seguito della decisione della dirigenza della multinazionale americana di chiudere lo stabilimento di Atessa il prossimo 2 aprile. L’annuncio era stato fatto dalla stessa multinazionale lo scorso 15 novembre, dopo una drammatica vertenza durata due mesi, con presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento. Al tavolo romano presieduto dallo stesso ministro Carlo Calenda siederà infatti per la prima volta la rappresentanza internazionale del marchio quotato in Borsa. Un’occasione per parlare del futuro dei 420 dipendenti diretti che si troveranno senza un lavoro in primavera e con la fine di tutti gli ammortizzatori sociali.
«Cercheremo di capire», spiegano le rsu di stabilimento, «cosa significa per la dirigenza Honeywell la frase espressa sul “mitigare l’impatto sociale della chiusura”. In altri contesti e delocalizzazioni questo è significato riconversione della fabbrica e incentivi all’esodo per i dipendenti». E il contributo economico dell'azienda per lasciare da subito e definitivamente lo stabilimento è una delle strade che i rappresentanti sindacali cercheranno di perseguire. Un’altra strategia della post-vertenza è quella che vede impegnati gli attori istituzionali del territorio e possibili nuove aziende essere interessate. Secondo quanto riferito dal vice presidente della giunta regionale e assessore alle attività produttive, Giovanni Lolli, sarebbero già un paio le società che si sarebbero fatte avanti. Il settore di riferimento sarebbe sempre quello metalmeccanico dell’automotive, tratto distintivo di questa parte d’Abruzzo che determina una fetta cospicua del Pil regionale.
Sul caso interviene il deputato Gianni Melilla (Liberi Uguali): «La Honeywell non può pensare di non avere una responsabilità sociale sugli effetti di questa scellerata scelta di delocalizzazione su centinaia di famiglie che vivono contando sul reddito di chi lavora in quella fabbrica. Dovrà dire con chiarezza come intenda favorire un processo di riconversione del sito».
Daria De Laurentiis

