Honeywell, l’azienda alza il muro Respinte le richieste del ministero

16 Giugno 2018

Atessa. No allo stop dei licenziamenti e al sostegno dei dipendenti fino alla riconversione del sito Il Governo ora cerca il colloquio direttamente con la proprietà della multinazionale americana

ATESSA. È muro contro muro nella vertenza Honeywell, che da mesi si è spostata dai cancelli dello stabilimento alle stanze ministeriali e che sta assumendo sempre più i contorni di una tragedia per gli oltre 400 dipendenti rimasti senza lavoro. Nell’incontro di ieri al ministero dello Sviluppo economico, a Roma, le parti si sono confrontate in uno sfibrante testa a testa, il più duro da questo inverno ad oggi. L’azienda, incalzata dalle richieste di sindacati e Ministero, ha detto no ad ogni spiraglio di apertura e di sostegno nei confronti dei suoi ormai ex dipendenti. No quindi alla sospensione dei licenziamenti, no alla scelta di non farsi restituire le due mensilità anticipate ai dipendenti e no anche al sostegno economico dei dipendenti in attesa che quel che resta della Honeywell si trasformi in qualcos’altro grazie ad un sempre più incerto processo di reindustrializzazione. I rappresentanti dell’azienda, Scopigno e Cirieco, hanno risposto negativamente anche all’ipotesi, paventata dalla Regione Abruzzo per voce del vicepresidente Giovanni Lolli, di accedere a forme di finanziamento europeo per sostenere la formazione dei dipendenti. Un atteggiamento che ha indispettito non poco i rappresentanti del Governo che hanno deciso di delegittimare gli interlocutori locali per colloquiare direttamente con la casa madre americana della multinazionale dei turbocompressori, alla quale sarà a breve inviata una lettera ufficiale con le richieste di sindacati e istituzioni. «Abbiamo espresso la nostra valutazione negativa», dichiara Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim-Cisl, «rispetto alla decisione aziendale di inviare le lettere di licenziamento prima dell’incontro. Abbiamo ribadito che il periodo senza Cigs deve essere completamente coperto da stipendio e contributi, oltre alla necessità di rimodulare l’accordo di reindustrializzazione al fine di garantire la prospettiva occupazionale per tutti i lavoratori in forza il 2 aprile 2018. Il Ministero ha deciso di inoltrare direttamente alla proprietà Honeywell una lettera ufficiale con le richieste di sospensione dei licenziamenti, per una gestione meno cruenta del processo di chiusura e per accompagnare il percorso di reindustrializzazione». «L’incontro ha finalmente chiarito due aspetti», dichiara Davide Labbrozzi, segretario Fiom Chieti, «l’inadeguatezza dei rappresentanti locali della Honeywell e la posizione dell’azienda insensibile alle ricadute sociali della sua decisione. Tutto questo è ignobile e irriconoscente nei confronti dei lavoratori che hanno dato tanto a questa impresa». «La chiusura dello stabilimento è ormai concretamente realizzata», considera Nicola Manzi, Uilm Chieti-Pescara, «ora le speranze dei licenziati sono riposte nella reindustrializzazione che deve avvenire in tempi brevi e certi».
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