Honeywell, l’azienda contrattacca «Non tollereremo azioni illegali»

Lettera con avvertimento ai dipendenti che da 20 giorni sono in sciopero e presidiano lo stabilimento La replica della Film-Cisl: «Valutiamo azioni legali per condotta antisindacale». E il Mise prende tempo
ATESSA. «Cari colleghi, teniamo a ribadire che rispettiamo pienamente il vostro diritto di protestare e il ruolo dei sindacati, ma vogliamo anche assicurarci che comprendiate le conseguenze che un'azione a lungo termine avrà sul futuro del sito». Si conclude così la lettera che la direzione aziendale Honeywell ha inviato a 420 dipendenti in sciopero ad oltranza da 20 giorni e in presidio permanente davanti ai cancelli chiusi dello stabilimento.
Inizialmente il messaggio aziendale era arrivato solo agli impiegati e si era diffuso a macchia d'olio tra i manifestanti in presidio come una sorta di spauracchio. Ma ieri ogni dipendente ha potuto leggere con i propri occhi la comunicazione nero su bianco.
«Siamo molto preoccupati per la situazione, poiché ogni ulteriore giorno di sciopero pone il sito in una posizione più complessa e difficile e ha un impatto negativo sui nostri clienti», si legge nella lettera. «Nonostante le indiscrezioni dei media, abbiamo costantemente espresso la nostra volontà di dialogare in buona fede per risolvere rapidamente la situazione. Il servizio offerto ai clienti rimane la nostra priorità assoluta. Un'altra priorità dell'azienda è la sicurezza dei suoi dipendenti e delle proprie sedi. L'azienda non tollererà alcuna azione illegale e adotterà tutte le misure necessarie per la loro salvaguardia». Parole chiare e dai toni definitivi che arrivano ad aggiungere preoccupazione nelle maestranze sfibrate da tanti giorni di protesta, ma allo stesso tempo decise a proseguire lo sciopero con ogni mezzo. E sono già tre le domeniche, con oggi, che la messa si celebra davanti ai cancelli della Honeywell.
Nel piazzale antistante lo stabilimento dei turbo arrivano famiglie con bambini, ex dipendenti che hanno passato una vita in fabbrica, sindaci, rappresentanti istituzionali e lavoratori di altre fabbriche a dare sostegno ai dipendenti e rappresentanti sindacali. Venti giorni sono tanti e cominciano a sentirsi sulle ossa e tra i pensieri oltre che sulla busta paga. Ogni giorno di mancato lavoro sarà infatti scalato sullo stipendio mensile. Si rischia che il prossimo mese si percepisca poco e niente. «Per questo», interviene la rsu Uilm Alessio Di Giovanni, «abbiamo istituito il conto corrente alla Bcc di Lanciano (iban IT50H0896877750000160300431) e dato vita all'associazione "Salviamo la Honeywell". Si tratta di una raccolta di fondi per sostenere i dipendenti in presidio e le loro famiglie e per far fronte alle spese affrontate in questi giorni». Di certo la lettera aziendale, dopo il silenzio istituzionale scaturito dall'incontro dei vertici aziendali al Mise giovedì scorso, è una preoccupazione in più per i dipendenti. «Stiamo valutando azioni legali», dice Primiano Biscotti della Fim-Cisl, «per condotta anti-sindacale. Non si può impedire di fare sciopero».
Intanto, al Mise si prende tempo. Se da un lato la buona notizia è che la vertenza ha assunto l'importanza di una questione nazionale, gestita direttamente e personalmente dal ministro Carlo Calenda, dall'altro è evidente che per avere risposte ci vorrà del tempo. Sul tavolo la decisione di far rimanere in Abruzzo lo stabilimento e investirci con un piano industriale a lungo termine, oppure la delocalizzazione del sito in Slovacchia. Nel mezzo restano 500 famiglie, tra lavoratori diretti e indotto, che sperano contando giorni, ore e spiccioli in busta paga in una delle pagine sindacali più difficili degli ultimi tempi.

