Honeywell, lavoratori con il fiato sospeso

Atessa. Il confronto tra il ministro Calenda e i vertici della multinazionale si è tenuto in tarda serata
ATESSA. Hanno dovuto attendere col fiato sospeso fino a tarda serata i lavoratori della Honeywell per avere risposte dal ministero dello Sviluppo economico sul destino dello stabilimento della Val di Sangro, che dà lavoro a 420 dipendenti diretti e circa 200 dell’indotto. L’incontro a Roma, interlocutorio, tra il ministro Carlo Calenda e i massimi vertici della multinazionale dei turbocompressori, era stato programmato da giorni, nonostante le spinte, da più parti, ad anticipare il confronto. L’azienda, però, è stata sempre ferma nelle sue decisioni. Dapprima quella di escludere completamente le parti sociali dal tavolo ministeriale se non si fosse indietreggiato sullo sciopero, in piedi ormai da 59 giorni, e poi quella di dettare tempi e condizioni.
Si era parlato, quindi, di una conference call, ovvero una videochiamata con traduttori, staff ministeriale e ministro. Poi, la svolta di un confronto faccia a faccia tra gli esponenti del governo italiano e i rappresentanti della corporate che sono arrivati dagli Stati Uniti la sera prima, lunedì. Sul tavolo delle trattative c’è la più lunga vertenza che l’Abruzzo ricordi, con due mesi di sciopero ad oltranza, un presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento ad Atessa e il dramma della potenziale perdita per la Val di Sangro e l’intero comprensorio, di oltre 500 posti di lavoro.
Singolare, per l’Abruzzo e per l’Italia, anche l’atteggiamento della multinazionale americana che da due mesi non ha voluto fornire alcuna garanzia per rassicurare i dipendenti sull’ipotesi chiusura. Eppure delocalizzare e mettere i sigilli a uno stabilimento come la Honeywell, uno dei migliori al mondo per efficienza, qualità e filosofia produttiva, significherebbe provocare una voragine per il paese industriale del Sangro, rappresentato proprio dalle fabbriche, tra cui molte del settore automotive, che popolano questa parte d’Abruzzo. La vertenza Honeywell, si è capito fin da subito, riguarda quindi non solo Atessa e non solo i 420 dipendenti diretti dello stabilimento, ma l’intera regione. Il vicino Comune di Lanciano aveva perfino calcolato, a fronte di circa 200 dipendenti del Frentano, una perdita economica di circa quattro milioni di euro per l’intero territorio. Ieri sera dunque il confronto, delicato a tal punto che nell’agenda ministeriale delle crisi industriali, è al pari della vertenza dell’Ilva di Taranto. Al momento in cui scriviamo, tuttavia, non si ha ancora nessuna risposta, che sarà demandata oggi alla Regione e ai suoi rappresentanti istituzionali e ai sindacati, coinvolti anche a livello nazionale.
Daria De Laurentiis
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