Honeywell, Lolli dagli operai: non permetteremo che chiuda

ATESSA. «Non sono qui solo per darvi solidarietà ma per prendere impegni e vedere come portare avanti questa vicenda e non sarà facile. Il mio primo dovere verso di voi è dire la verità: io non vi...
ATESSA. «Non sono qui solo per darvi solidarietà ma per prendere impegni e vedere come portare avanti questa vicenda e non sarà facile. Il mio primo dovere verso di voi è dire la verità: io non vi posso rassicurare». Il vicepresidente della giunta regionale, Giovanni Lolli, esordisce così davanti ai cancelli della Honeywell, dove ieri mattina ha avuto un incontro con i lavoratori dell’azienda leader del settore automotive per la costruzione di turbocompressori per auto di media e alta cilindrata. I lavoratori, con una partecipazione del cento per cento, sono al quinto giorno di sciopero. I 420 dipendenti sono attualmente posti in regime di contratti di solidarietà e da mesi si è aperta una forte crisi a seguito della volontà della direzione aziendale di chiudere lo stabilimento di Atessa e delocalizzare la produzione in Slovacchia, con la prospettiva reale di chiudere lo stabilimento della Val di Sangro. «La situazione è grave e il rischio che questa azienda chiuda c’è», dice Lolli agli operai, senza giri di parole, «è bene che tutti quanti abbiamo chiaro che cosa c’è in discussione in questa vertenza così delicata». I lavoratori della Honeywell non sono soli in questa battaglia, al loro fianco ci sono amministrazioni comunali, partiti politici, movimenti civici, associazioni, oltre, logicamente alle categorie sindacali (Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil). «La perdita di 420 posti di lavoro è una “botta” che la Regione, lo Stato, non possono sopportare», continua Lolli rivolto ai lavoratori in sciopero, «ci sono i primi segnali positivi della ripresa dalla crisi, ma con quale credibilità politica possiamo proporre di investire ad altri imprenditori se poi ci lasciamo scappare un’azienda come questa che è una vera eccellenza non solo regionale ma nazionale?». Sul progetto di delocalizzazione il vicepresidente poi aggiunge: «Siamo di fronte a una scelte della azienda e non di mercato ed è un vostro diritto e un mio dovere sapere che questa scelta sia espressa chiaramente: non dobbiamo trovarci di fronte a un fatto compiuto; che sia motivata: ci devono dire perché». Al tavolo in programma a Roma, al Mise, tra azienda, Regione, sindacati e Ministero, che dovrà avvenire il più presto possibile, Lolli annuncia che chiederà tre cose: «Una firma con la quale i vertici dell’azienda si impegnano a far vivere questo stabilimento per i prossimi anni; che continui a produrre con gli stessi standard del passato; terzo: noi come Regione ci impegniamo a finanziare gli investimenti richiesti secondo le procedure comunitarie». (m.d.n.)
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