Honeywell, slitta l’incontro di Roma

Atessa. Ancora in discussione l’incentivo all’esodo. Biscotti (Cisl): «Perplessità sulla riconversione»
ATESSA. Si discute ancora sull’incentivo all'esodo per i lavoratori che vorranno abbandonare il posto di lavoro in Honeywell, la fabbrica dei turbo che, dal prossimo 2 aprile, chiuderà per sempre i battenti. Il doppio binario della trattativa prosegue e vede impegnati da un lato Rsu di stabilimento che sta discutendo con il direttivo aziendale locale della Honeywell su un incentivo per chi volesse abbandonare lo stabilimento prima della data prevista per la chiusura. Non ci sono ancora cifre concrete e non c’è un accordo, ma l’incentivo ci sarà. Dall’altro lato, invece, sindacati, Regione e rappresentanti territoriali si stanno impegnando, nella sede governativa del Mise - ministero dello Sviluppo economico - a cercare di favorire una riconversione del sito.
Secondo le ultime indiscrezioni, confermate dallo stesso vicepresidente della giunta regionale e assessore alle attività produttive e crisi industriali, Giovanni Lolli, ci sarebbero alcuni interessamenti da parte di aziende del settore automotive. Ma all’ipotesi riconversione non crede la maggior parte dei lavoratori che vive un clima di rabbia e incertezza per il futuro pur continuando a lavorare in un’azienda che sicuramente chiuderà. «La riconversione è difficile», riferisce Primiano Biscotti, Fim-Cisl a latere del direttivo provinciale del sindacato di scena ieri a Fossacesia, «e nessuno si illude che possano essere richiamati sul posto di lavoro tutti i 420 dipendenti della Honeywell. Ho diverse perplessità: chi vuole ricompare un sito dovrebbe quanto meno venire a visitarlo prima e stabilire che cosa sta comprando oltre che far capire cosa vuol fare. Dobbiamo evitare il ripetersi in Abruzzo di riconversioni che non sono andate a buon fine, caso eclatante è ad esempio la Golden Lady». Intanto l’incontro al Mise previsto per il 20 dicembre è stato rimandato all’8 gennaio. (d.d.l.)
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