I 5 Stelle, Raimondi e Melilla all’attacco di sindaco e procura

Esposti, interrogazioni e ricorsi alla commissione rifiuti Ma Di Primio ribatte ad Argenio: «Leggiti le carte»
CHIETI. «Non resteremo certo a guardare la nostra terra bruciare tra fumi tossici». Il Movimento 5 Stelle Abruzzo rilancia la battaglia sulla discarica di Colle Marcone e la sposta sul piano politico, annunciando una serie di azioni istituzionali a tutti i livelli. È un atto di accusa contro l’inerzia delle istituzioni, in particolare il Comune, e non sono solo i 5 stelle a portarlo avanti. Su altri fronti ci sono anche l’Altra Chieti e Sel.
ESPOSTO IN PROCURA. A breve partirà un esposto in Procura dei 5 stelle per chiedere di accertare le responsabilità delle istituzioni«e, in particolare del sindaco Umberto Di Primio», sottolineano i grillini, «che non è intervenuto nella rimozione, nell’avvio a recupero o nello smaltimento dei rifiuti e al ripristino dello stato dei luoghi, come previsto dal codice dell’ambiente e ribadito dal Piano regionale per la gestione dei rifiuti». I parlamentari pentastellati, inoltre, presenteranno richiesta di apertura di un fascicolo presso la «Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati» per far luce su «alcuni aspetti, al momento poco chiari, che potrebbero coinvolgere», dicono i portavoce grillini, «anche altre istituzioni e sulle quali valuteremo eventuali altre iniziative».
«DENUNCIATEMI». Ai 5 stelle risponde Di Primio in prima persona: «I portavoce del M5S, se hanno coraggio, piuttosto che fare un esposto per finire sui giornali, e se ritengono vi siano responsabilità da parte del sottoscritto, facciano una bella denuncia nei miei confronti così potrò meglio difendermi da chi, incapace di fare politica, usa solo l’arma dell’esposto e delle piazze urlanti».
Il sindaco non ci sta a passare da capro espiatorio «di una opposizione che», dice, «dimostra già di partire con il piede sbagliato e pensa ad andare sui giornali con uscite populiste mentre io affronto l’emergenza». Di Primio accusa Ottavio Argenio e compagni di non aver letto bene e compreso le carte, altrimenti, sostiene, «si sarebbero resi conto che io e l’Amministrazione comunale, per il periodo che mi riguarda, ovvero dal marzo 2012 in poi, data di notifica all’ente della sentenza sulla discarica, nulla potevano fare. Infatti, il provvedimento del giudice di Chieti è stato impugnato innanzi alla Corte d’appello di L’Aquila e successivamente alla Suprema corte. Da ciò discende che nulla poteva essere fatto su un sito di cui era stata disposta la riduzione in pristino ma che non è mai stato realmente disponibile per due principali ragioni. La prima, la sospensione degli effetti della sentenza, per il giudizio di gravame. La seconda, una mancata effettiva e formale esecuzione dello stesso dissequestro». Pertanto, è la stoccata finale del sindaco, «piuttosto che giocare con i telefonini a fare riprese o a fare esposti, vi prego: denunciatemi, i pentastellati facciano proposte se ne hanno, originali però, e non copiando e scopiazzando di qua e di là».
COMMISSIONE D’INCHIESTA. Al di là dei 5 stelle si muovono anche Sel e L’Altra Chieti, che già all’indomani del rogo avevano chiesto le dimissioni dell’appena rieletto primo cittadino. Il neo consigliere comunale dell’Altra Chieti Enrico Raimondi annuncia ora di volersi fare promotore, in Consiglio comunale, dell’istituzione di una commissione speciale finalizzata a condurre una inchiesta sui siti inquinati presenti in città e uno studio sulle misure da adottare e le risorse da impegnare per la bonifica dei siti e la prevenzione della salute dei cittadini.
MELILLA INTERROGA. Una interrogazione parlamentare sull’argomento è stata annunciata inoltre dall’onorevole di Sel Gianni Melilla. Il parlamentare, citando gli articoli pubblicati dal Centro, chiede al ministro dell’Ambiente «se non intenda aprire un'indagine su questa discarica abusiva che doveva essere messa in sicurezza da tempo dato che esistono atti pubblici delle autorità competenti (Arta, Asl, Prefetto) che lo segnalavano agli organi preposti in una area che ha messo a repentaglio la salute di migliaia di cittadini».

