I Barattucci e il distillato che offrivano al Cenacolo

7 Giugno 2015

Personaggi della teatinità. Storia della famiglia che da 150 anni realizza il liquore D’Annunzio lo definì “forte e gentile”. L’eredità passata al pro-nipote Fausto

CHIETI. Pronunciare il nome di Barattucci , associarlo al nome di Corfinio, significa evocare tutto un mondo della vecchia Chieti che il protagonista della mia vetrina, Fausto Napoli Barattucci ha avuto il grande coraggio e l'indiscusso merito di recuperare e di riproporre, restituendo alla città qualcosa di prezioso che è legato al suo passato ma che può ancora dire molto nel presente, con il rilancio della linea di prodotti che più di 150 anni fa realizzò Giulio Barattucci.

Fu lui che utilizzando qualcosa come 42 elementi, tra erbe, semi e radici, passati attraverso i suoi alambicchi, creò il Corfinio, al quale, usando lo zafferano, riuscì a dare "il colore del sole".

Si tratta di un distillato di 39 gradi. "forte e gentile" come le genti d'Abruzzo, lo definì Gabriele D'Annunzio. Il liquore venne brevettato nel 1858 e fu il primo di una lunga e fortunata serie, come l'Amaro Majella. L'Aternum e il Centerba.

Giulio Barattucci servì i suoi liquori anche agli esponenti del famoso Cenacolo Artistico Abruzzese, di cui fu ammesso a prendere parte, insieme a Gabriele D'Annunzio, Benedetto Croce, Francesco Paolo Tosti, Costantino Barbella e Francesco Paolo Michetti.

Fu quest'ultimo ad ideare e disegnare le famose anfore in terracotta per il Corfinio. Prima di passare ai tempi presenti, va ricordato ancora che la Ditta Giulio Barattucci con il metodo della trasformazione a caldo fu la prima distilleria ad avere la licenza Utif numero 1. Lo stabilimento si trovava in via d'Aragona e venne distrutto nel 1925 da un incendio. Poi la distilleria fu ricostruita a poche centinaia di metri dalla vecchia sede e restò attiva fino agli anni 80, grazie ad Attilio Barattucci, alla moglie Vittoria e alle figlie Adriana ed Anna. A questo punto, dopo una molto sommaria rappresentazione del passato (ma è in via di stampa una pubblicazione, curata da Gerardo Di Cola e la sua casa editrice che racconterà tutta la secolare storia della Barattucci) passiamo al presente e a quello che sta facendo Fausto Napoli Barattucci per riaffermare ed anche rilanciare qualcosa che appartiene davvero alla città e al suo passato, dopo aver raccolto dal padre colonnello Letterio e dalla madre Anna il pesante e glorioso testimone. É ora lui a detenere i marchi di fabbrica, i brevetti e la formula segreta del Corfinio . Un piccolo grande patrimonio che vuole rilanciare, puntando sui prodotti che sono di assoluta qualità nel campo dei liquori, ma anche valorizzando tutto quanto il nome Barattucci ha rappresentato nel passato, perché serva da spinta anche per il presente ed il futuro. Lo sta facendo con la determinazione che proviene dalla passione, anzi dall'amore che hanno sempre messo in campo i suoi avi: non è raro persino incontrarlo a portare personalmente il suo Corfinio nei luoghi di commercializzazione. A lui si deve poi l'iniziativa del libro che racconterà tutta la lunga storia dell'azienda, quanto mai ricca di eventi e di personaggi, e la realizzazione di un vero museo dedicato al Corfinio in viale Amendola. Qui si trovano cimeli e testimonianze del passato: c'è un documento del 1884 firmato da Vittorio Emanuele che nominava Giulio Barattucci fornitore della Real casa, ci sono le bottiglie di fine Ottocento, in splendide ceramiche, poi i tantissimi documenti affissi sulle pareti a ricordare tra l'altro le esportazioni del Corfinio in America avvenute negli anni 30. Sempre nel museo si trovano gli attestati di partecipazione alle fiere di Napoli, del 1900, di Tripoli, 1929, e Parigi 1937. Un ricordo ma anche una sfida che Fausto è pronto a raccogliere oggi, dopo aver riportato sul mercato il Corfinio e gli altri prodotti. Dice infatti: «L'obiettivo è tornare ad esportare il Corfinio in un futuro prossimo anche all'estero». Con la sua trazione, il suo profumo, il suo gusto il Corfino sarà un convincente ambasciatore della sua terra ed anche della sua gente, come tanti anni fa disse Gabriele d'Annunzio.

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