I basisti e i furti di pannelli «Ecco dove si può rubare»

28 Settembre 2017

Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Lanciano sui sette arresti  «Dopo i colpi ripartivano all’alba approfittando del viavai di auto dalle aziende»

LANCIANO. Braccianti agricoli di giorno e ladri di notte. Magrebini e romeni d’origine ma italiani di adozione. Astuti, viaggiatori. Sono i sette arrestati dell’operazione “Overturned horse” (Cavallo ribaltato) che ha portato i carabinieri di Lanciano, guidati dal capitano Vincenzo Orlando, e del comandante del Nucleo operativo, il tenente Massimo Canale, a sgominare due bande di ladri magrebini e romeni dedita ai furti di pannelli fotovoltaici e di rame, materiale agricolo e industriale nelle province di Chieti, Foggia e Campobasso. Tra gli arrestati, accusati di furto aggravato e continuato, ricettazione con l’aggravante del crimine transnazionale, ci sono anche due residenti della provincia di Chieti, considerati i basisti dei due clan: Slimahan Mahroussi, 36 anni, marocchino residente a Bomba, rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo, e Piero Caporale, 34 anni, di Casoli, finito ai domiciliari. Ai domiciliari sono anche Hicham Douieb, 37 anni, marocchino, di Stornara (Foggia); Marian Costantin Ludica, 20 anni, romeno; Samuel Mircea Costache, 20 anni, marocchino; Adi Nicolae, 31 anni, romeno; Younes Nouri, 35 anni, marocchino, tutti residenti a Torremaggiore (Foggia). Per loro da domani scatteranno gli interrogatori. A Lanciano domani alle 9 sarà ascoltato Mahroussi, difeso dall’avvocato Giuseppina Di Bucchianico, mentre lunedì toccherà a Caporale rappresentato dal legale Mauro Vastano. Gli altri saranno interrogati in rogatoria a Torremaggiore.
I legali stanno vagliando gli atti, i documenti, tra cui le intercettazioni telefoniche e ambientali dei carabinieri. Faldoni voluminosi visto che l’indagine, partita nel dicembre 2016 da una serie di furti di rame, è durata 9 mesi. Mesi di pedinamenti - fino a San Severo-Torremaggiore dove c’era il covo delle bande - appostamenti, intercettazioni di telefonate in codice. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma i capi banda, ricercati, organizzavano la “spedizione” grazie alle informazioni date dai basisti. I ladri “salivano” in Molise e Abruzzo. Arrivavano di notte a smontare i pannelli fotovoltaici e all’alba ripartivano. Caporale e Mahroussi indicavano i luoghi in cui colpire, li descrivevano, dicevano anche eventuali punti in cui potevano esserci posti di blocco. «I due avevano parte attiva nei furti», precisa il capitano Orlando, «indicavano i luoghi, le possibili vie di fuga e le abitudini della zona, ad esempio il fatto di ripartire all’alba era motivato dal gran viavai di auto che c’è da e verso le fabbriche ed era facile mescolarsi tra di esse. Prendevano parte ai colpi e spesso fungevano da pali».
Una volta presi i pannelli erano sistemati con cura nei furgoni, spesso rubati prima dei raid, nella parte anteriore del mezzo, e coperti da mobili vecchi nella parte posteriore per sfuggire ad eventuali controlli. Poi i pannelli venivano imballati e trasportati in Marocco o in Romania. Un pannello fotovoltaico del valore di circa 300 euro, veniva venduto dai ladri all’organizzazione criminale operante in Marocco al prezzo di 40 euro circa per un giro di affari di 500.000 euro.
Ma l’operazione “Cavallo ribaltato” non è chiusa. In 7 sono finiti in manette ma le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Massimo Canosa, su richiesta del procuratore Mirvana Di Serio, sono 15: 8 sono quindi i latitanti. «Sappiamo», chiude il capitano Orlando, «che alcuni di loro sono fuggiti in Marocco. Queste persone si spostano di continuo, vanne e vengono da Marocco e Romania, da Torremaggiore, alcuni sono stati presi a Cremona. Non è facile scovarli, ma gli stiamo dietro grazie anche alla collaborazione dei colleghi dei comandi provinciali di Foggia, Salerno e Cremona con cui abbiamo fatto i 7 arresti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA