I bulli della movida finiscono in carcere

12 Giugno 2024

Già ai domiciliari per lesioni personali aggravate e rapina, entrambi sono accusati di aver rotto il braccialetto elettronico

CHIETI. I bulli della movida sono finiti in carcere. I carabinieri hanno arrestato di nuovo e portato in cella i diciannovenni Matteo Camillo Mammarella e Lorenzo Creati, già ai domiciliari con le accuse di lesioni personali aggravate e rapina per l’aggressione avvenuta a Chieti Scalo lo scorso 16 marzo nei confronti di due ragazzi. Il provvedimento di aggravamento della misura cautelare è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis. Il motivo? Entrambi gli indagati, durante i controlli nelle rispettive abitazioni di Manoppello e Spoltore, sono stati trovati senza braccialetto elettronico. Il dispositivo era stato ritenuto indispensabile dal giudice per contenere il rischio di reiterazione dei reati. Per Mammarella si tratta di un ritorno in carcere. Per Creati, invece, è la prima volta: quando è scattato l’alert, nel momento in cui i militari hanno bussato alla porta di casa, il giovane si sarebbe difeso sostenendo che il braccialetto elettronico si era rotto inavvertitamente mentre si stava allenando. Una versione, quest’ultima, ritenuta evidentemente non verosimile.
Già nel recente passato, il pubblico ministero Giancarlo Ciani aveva chiesto l’aggravamento della misura cautelare nei confronti di Mammarella, accusato di aver violato il divieto di comunicare con persone diverse da quelle che con lui convivono o che sono chiamate a prestare assistenza, come dimostra un video pubblicato sul profilo Instagram.
In base alla ricostruzione dei carabinieri di Chieti Scalo e dei poliziotti della squadra mobile, nella notte tra il 15 e il 16 marzo scorsi, le due vittime sono scese dall’auto per chiedere di spostarsi a un gruppo di ragazzi che continuava a bloccare la strada nonostante i segnali con clacson e fari. A quel punto, intorno alle tre, nei pressi della Galleria Scalo, è partita la scarica di calci e pugni, anche in pieno volto; a uno dei giovani – secondo l’ipotesi accusatoria – è stato sottratto pure il cellulare. I feriti sono riusciti ad allontanarsi in macchina per poi fermarsi e chiedere l’intervento del 118: uno ha riportato 15 giorni di prognosi e l’altro ben 40, con il rischio concreto di danni permanenti alla mandibola.
Gli arrestati, ora rinchiusi nel carcere di San Donato a Pescara, sono difesi dagli avvocati Franco Perolino e Pierluigi De Virgiliis.
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