I difensori insistono: «Acquistò la pistola solo perché voleva togliersi la vita»

21 Marzo 2017

VASTO. In poco meno di due ore gli avvocati di Fabio Di Lello, a processo per omicidio volontario premeditato, Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni, hanno provato a ribaltare le accuse della Procura...

VASTO. In poco meno di due ore gli avvocati di Fabio Di Lello, a processo per omicidio volontario premeditato, Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni, hanno provato a ribaltare le accuse della Procura e a convincere la Corte D'Assise di Lanciano della non premeditazione dell'omicidio di Italo D'Elisa da parte del fornaio vastese. Hanno cercato di far valere le proprie ragioni, cercato le attenuanti per poter evitare l'ergastolo al proprio assistito. "E' stata una udienza intensa, ricca di spunti tecnici e di passione" dice l'avvocato Andreoni (a sinistra nella foto) "e in cui Di Lello ha ricostruito la sua verità, ha cercato di far capire cosa provava e prova dentro, il suo grande dolore. Ha detto di essere pentito, che è impazzito di dolore".

"La sua verità è che al momento del delitto non era capace di percepire il valore della sua azione" continua l'avvocato Cerella (a destra nella foto, "accecato dalla follia per il grande amore per Roberta. Andava tutti i giorni al cimitero davanti alla tomba della moglie". In aula i due, che non sono riusciti a ottenere di far sottoporre Di Lello alla perizia psichiatrica, hanno ribadito che l'uomo aveva comprato la pistola, e si era spogliato dei suoi beni, perché voleva uccidersi: non riusciva a vivere senza Roberta. La donna morì a luglio dopo essere stata investita in scooter dalla Fiat Punto guidata da D'Elisa che non si era fermato al semaforo rosso. "Non c'è premeditazione" ribattono i legali che sulla richiesta dell'ergastolo da parte del procuratore Di Florio commentano: "ce lo aspettavamo, è previsto dal codice". Ora ci sono tre giorni per preparare le repliche, le ultime arringhe per provare a far cadere le aggravanti, la premeditazione dell'omicidio. (t.d.r.)