I dipendenti del Cotir occupano la sala regionale

Senza stipendio da due anni i ricercatori portano la protesta fino all’Aquila I consiglieri Febbo e Smargiassi: è ora che la politica trovi una soluzione
VASTO. La disperazione dei dipendenti del Cotir, il centro per la ricerca delle tecniche irrigue di contrada Zimarino, diventa rabbia. Furiosi per il silenzio della Regione, i lavoratori hanno occupato ieri la sala delle commissioni di palazzo dell’Emiciclo, all’Aquila. Davanti all’assise, tecnici e ricercatori hanno espresso il proprio malessere per una situazione che si protrae da anni senza trovare soluzione. Sono arrivati all’Aquila mentre i lavori delle commissioni erano in corso. Le maestranze hanno rappresentato il proprio disagio e stigmatizzato il silenzio e l’immobilismo dell’amministrazione regionale. Dal 20 gennaio i locali del Cotir sono chiusi su disposizione del commissario liquidatore Andrea Cleofe. I dipendenti hanno lottato per due anni e creduto in una soluzione. «A luglio ci avevano assicurato che i problemi erano risolti». I fatti raccontano il contrario.
Da gennaio gli operatori vivono giorni drammatici. Davanti a loro l’incognita del futuro. Senza stipendi da due anni, i lavoratori parlano di mortificazione umana e professionale. Più volte hanno chiesto aiuto e lanciato appelli, tutti caduti nel vuoto. E allora, hanno deciso di andare di persona all’Aquila per ricordare quantomeno la loro esistenza e l’esistenza di un problema che va comunque affrontato una volta per tutte e risolto. Si sono seduti dietro al tavolo della commissione e, in silenzio, hanno alzato i cartelli con la scritta: “Centri di ricerca: che si fa?”.
Solidarietà ai lavoratori del Cotir dal consigliere regionale Mauro Febbo (Forza Italia): «Sono passati più di 45 giorni dall’accordo sindacale e dall’ultima promessa degli assessori Pepe e Paolucci di erogare il famoso milione di euro. Ad oggi i lavoratori sono ancora lasciati al loro destino, senza stipendi e senza una prospettiva certa del Centro Unico. Una situazione vergognosa che si trascina da oltre 30 mesi. La Regione non riesce a prendere una decisione concreta e certa. Oggi vi è l’esigenza e l’urgenza di approvare la legge del nuovo Centro Unico e di utilizzare anche lo strumento degli ammortizzatori sociali al fine di far respirare l’ente e procedere al pagamento di parte degli stipendi arretrati ai lavoratori». «La misura è colma ed i cittadini non ce la fanno più», interviene anche il consigliere regionale del M5s Pietro Smargiassi, «questo accade quando la Regione è guidata da amministratori ciechi che non vogliono vedere la realtà delle cose. Lasciare ricercatori e personale di ricerca per 24 mesi senza stipendi non solo è una beffa per tutti i lavoratori, ma è anche un danno per la nostra regione che rimane ancorata al palo ed è molto lontana dall’idea di innovazione e progresso sbandierato in campagna elettorale da chi oggi governa l’Abruzzo». (p.c.)
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