I dipendenti fanno causa condanne da 100mila euro

15 Marzo 2019

I lavoratori di Chieti Solidale denunciano: mansioni superiori mai riconosciute Sotto accusa anche le buste paga sbagliate: non retribuite le ore extra

CHIETI. Otto sentenze di condanna che equivalgono a una stangata per il Comune: nella sede di Chieti Solidale in via Mazzetti, partecipata al 100% comunale che gestisce le tre farmacie pubbliche della città e i servizi sociali, arriva un conto che supera i 100mila euro calcolando anche interessi e spese legali. Tutto ruota intorno a un gruppo di dipendenti che avrebbe svolto incarichi non previsti dai contratti e avrebbe lavorato anche più ore del previsto.
LE CONDANNE. Assistiti dall’avvocato Massimiliano Matteucci, i lavoratori, tutti assistenti educativi, hanno fatto causa alla società, ora srl, davanti al tribunale del lavoro. Così la Chieti Solidale è stata condannata a pagare «le differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali»: significa circa 15mila euro a lavoratore. Sulle ore di lavoro extra, la Chieti Solidale è stata condannata a versare «le differenze retributive maturate a titolo di maggiorazione per le ore di lavoro supplementare svolte»: a seconda delle ore, ogni educatore dovrebbe percepire da mille a tremila euro. A chiudere il cerchio, per la società comunale, anche la condanna «al rimborso» delle spese di lite quantificate in circa duemila euro a causa.
«RICORSI INFONDATI». La Chieti Solidale, difesa dall’avvocato Valerio Speziale, ha sostenuto la tesi dell’«infondatezza» delle domande dei dipendenti e invocato il «rigetto» delle domande. Ora, la società potrebbe fare appello. Ma, nelle prossime settimane, al tribunale del lavoro teatino potrebbero arrivare altri casi simili.
LE SENTENZE. Le sentenze, firmate dalla giudice Ilaria Prozzo, stabiliscono che «è pacifico» che i lavoratori abbiano ricoperto mansioni superiori, cioè «riconducibili» alla categoria D e non alla B come dicono i contratti. Mansioni come «partecipare a riunioni periodiche indette dalle scuole per discutere con i genitori, con gli operatori della Asl e con il personale docente»; «pacifico», per il giudice, che i lavoratori abbiano effettuato «anche assistenza domiciliare ai minori e ai disabili su segnalazione dei servizi sociali». Le sentenze, poi, dicono: «Tali mansioni sono senza dubbio riconducibili alla categoria D». Secondo il giudice, «non può esservi dubbio alcuno sul fatto che le attività svolte, in qualità di addetto al servizio di assistenza scolastica, richiedano competenze teoriche specialistiche, capacità tecniche elevate ed autonomia e responsabilità».
ERRORI IN BUSTE PAGA. Il giudice stabilisce anche che le buste paga non sono state compilate correttamente: «Risulta che il ricorrente ha lavorato per un numero di ore superiore a quello fissato dal contratto di lavoro part-time. Dalle buste paga, inoltre, si evince che tutte le ore di lavoro sono state retribuite secondo lo stesso valore numerico senza maggiorazioni della retribuzione oraria».