I dipendenti Thales: saliremo sul tetto

Assemblea nella fabbrica dello Scalo occupata da 44 giorni. Labbrozzi: «Denunceremo per comportamento antisindacale»
CHIETI. Pronti a tutto, anche a “salire sul tetto, mettere una tenda e rimanere lì finché non si smuove qualcosa”. La minaccia è del delegato Fiom Cgil, Davide Labbrozzi, che risponde in questo modo alla comunicazione ufficiale del management Thales di mandare avanti il piano dei trasferimenti. All’irrigidimento delle posizioni da parte dell’azienda, sindacati e lavoratori rispondono annunciando un atto di forza. Parlano di scioperi generali in tutta la provincia, di una grande manifestazione di protesta a Chieti, del ricorso alle vie legali contro i trasferimenti e di altri “atti estremi” , seppure sempre “legali”.
Al 44° giorno di sciopero e di occupazione (tecnicamente si tratta solo di un presidio), dopo la comunicazione sul piano dei trasferimenti che va avanti, i sindacati convocano una conferenza stampa per lanciare un messaggio al vertice Thales: sciopero e presidio non si fermano, i lavoratori restano uniti e pronti ad azioni ancora più dure. Al tavolo della conferenza stampa, insieme a Labbrozzi e alle rsu Fiom Cgil, Simone Di Nisio e Mario Pierdomenico, erano seduti anche il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, e il vice sindaco Giuseppe Giampietro. Presenze significative, che testimoniano la vicinanza concreta delle istituzioni locali.
In platea, oltre ai dipendenti, anche lavoratori in pensione e dipendenti di altre aziende, arrivati a portare la loro solidarietà. Presente anche il capogruppo in Consiglio comunale del Pd, Chiara Zappalorto. «Trasferire i lavoratori nel bel mezzo della vertenza è un atto non solo vile e ignobile ma anche illegale», ha detto Labbrozzi. «Vile e ignobile perché vengono ignorate le famiglie e non si tiene conto del radicamento al territorio dei dipendenti, che vengono trattati come piccoli numeri o meri strumenti di produzione. Illegale, perché non si possono trasferire i lavoratori in sciopero».
E su questa base Fiom Cgil ha già messo al lavoro i propri legali per presentare ricorsi al giudice per attività antisindacale da parte dell’azienda.
«In questo sito industriale», ha continuato il sindacalista, «ci sono persone che nell’arco degli ultimi dieci anni, dati di bilancio alla mano, hanno mantenuto Thales Chieti in attivo, nonostante il management abbia lavorato per depotenziarla. Produttività che è stata anche utilizzata per sostenere altri siti meno forti di quello di Chieti».
«Le aziende rappresentano anche una ricchezza sociale per il territorio e come tali vanno difese», ha aggiunto il vice presidente Lolli, che ha subito chiesto spiegazioni al management italiano della multinazionale francese sull’avvio del piano dei trasferimenti. «Si sono giustificati dicendo che i trasferimenti non sono esecutivi. Allora perché li fate?», chiede Lolli, che ha ricordato come la Regione abbia fatto il possibile per il sito scalino, «dall’inserimento del territorio nella misura 107 3 C, che mette nelle migliori condizioni possibile l’azienda per accedere a finanziamenti europei, allo sforzo per inserirlo nel novero dei territori riconosciuti come ‘area di crisi’».
Al vertice Thales si chiedono invece sostanzialmente due cose: mettere a disposizione il sito industriale con le attrezzature e i dipendenti nelle migliori condizioni possibili e un battente di commesse almeno per due anni. Ovviamente se i dipendenti vengono trasferiti, sarà molto difficile che qualcuno arrivi a Chieti a ricomprarsi un capannone semivuoto. La trattativa, comunque, continua. Lunedì 9 al Mise l’azienda incontrerà i due imprenditori interessati a rilevare il sito.
Riguardo alle due proposte il sindacato non si esprime, non conoscendo ancora il piano industriale. Si dice comunque favorevole a valutare una strada alternativa a quella di Thales ma pone due condizioni: la salvaguardia dei posti di lavoro e l’esigenza di mantenere alta la qualità dell’azienda.

