«I fanghi pescaresi al porto? La bufala del centrodestra»
ORTONA. «La questione fanghi di Pescara? Non esiste semplicemente perché occorrono 2 anni per realizzare la vasca di colmata ad Ortona mentre Pescara ha l'emergenza ora, infatti il dragaggio dello...
ORTONA. «La questione fanghi di Pescara? Non esiste semplicemente perché occorrono 2 anni per realizzare la vasca di colmata ad Ortona mentre Pescara ha l'emergenza ora, infatti il dragaggio dello scalo pescarese è già in corso». Così chiarisce Camillo D'Alessandro, sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale e delegato proprio a seguire trasporti e infrastrutture che annuncia per giovedì 19 un convegno alla sala Eden con il governatore D'Alfonso e con gli operatoti portuali, tecnici, amministratori e cittadini per affrontare la questione porto di Ortona.
In questi giorni si è puntato il dito contro i presunti fanghi altrui, ma il dibattito ha svelato che la vera emergenza dietro l'angolo è proprio ad Ortona. A partire da gennaio 2016, infatti, inizierà la più grande escavazione dei fondali mai fatta prima d'ora a Ortona. Sono pronti nove milioni di euro, messi a disposizione dalla Regione, che attendono di essere appaltati. Il Centro si è posto una domanda semplice: ma dove andranno a finire una parte dei fanghi dello scalo ortonese? «Il punto è proprio questo- spiega D'Alessandro - Per portare i fondali del porto di Ortona a nove-undici metri che rappresenterebbe la svolta storica, i nove milioni di euro vanno impiegati tutti per il dragaggio, ma non c'è una vasca di colmata pronta ad accogliere il materiale dragato che, per natura e tipologia, non può andare né a ripascimento delle spiagge e né può essere riversato in mare».
Dunque che si fa? Il costo di una vasca di colmata ammonta , secondo le stime del provveditorato ai lavori pubblici , a cinque-sei milioni. Rimarrebbero per dragare solo tre-quattro milioni, che non bastano. Altra ipotesi è portare tutto in discarica. Ci vorrebbero da sessanta ad ottanta euro al metro cubo. Il materiale da discarica di Ortona, tecnicamente in tabella B, come quello di Pescara, secondo stime, potrebbe ammontare a circa cento mila metri cubi. Ci vorrebbero dai cinque agli otto milioni ed il dragaggio salterebbe. Dunque cosa fare? «Siamo al lavoro - spiega D'Alessandro - per trovare risorse aggiuntive, pubbliche o private. La capitaneria di porto ha già convocato una riunione chiamando all'appello gli operatori privati che avessero interesse di realizzare la vasca sulla quale poi ricavare le banchine per le proprie attività . L'obiettivo è evitare la necessità di utilizzare parte dei nove milioni per realizzare prima la vasca di colmata e poi, con ciò che resta, il dragaggio. Ho istituito in Regione una cabina di regia permanentemente convocata con capitaneria, tecnici della regione, del provveditorato del Comune di Ortona al quale inizieranno a partecipare sulle singole questioni, le imprese portuali con la funzione del comitato porto. Dunque il caso Pescara è una bufala - accusa D'Alessandro -pensata ad arte per fare saltare tutto. Si sta ragionando, eventualmente, di una minima quantità , utilizzabile per realizzare la banchina di Micoperi, cosa utile all'azienda, così come servono ulteriore banchine chieste dagli operatori, ma anche in questo caso i problemi sono i tempi e le risorse».
Prima bisogna realizzare l'opera a mare per contenere il materiale dragato, che ha un costo importante rispetto al quale anche il privato sarà convocato, dopo si può procedere. Altra condizione è la natura dei fanghi. Non tutti i materiali hanno le caratteristiche per poter essere utilizzate per riempimento di banchine.
«Una cosa è certa - accusa D'Alessandro - non consentirò che i giocolieri della politica ed i cattivi maestri possano fare perdere l'ultima grande occasione per Ortona e per L'Abruzzo, cioè il porto. Ce l'ho con chi ha avuto a disposizione 5 anni e mezzo nell'ultima legislatura ed al porto di Ortona non c'è mai venuto. C'è stato anche un tempo dei cattivi maestri in Regione quando i soldi avanzavano, ma ci hanno fatto sagre a suon di debito pubblico e non le infrastrutture strategiche, come il porto rimasto impedito per troppo tempo. Ci facciano lavorare, avranno tempo e modo per criticare o applaudire».

