I figli di Giannichi parlano in aula

22 Maggio 2021

L’omicidio di Torino di Sangro in Corte d’Assise: la difesa punta sulle perizie

TORINO DI SANGRO. Un dolore immenso piangere la morte della mamma, uccisa dal papà ora in carcere, e ripercorrere quei momenti al processo in corso in Corte d’Assise a Lanciano. Si sono dovuti far forza i due figli di Domenico Giannichi, 70enne che il 29 novembre 2019, al culmine di una lite, uccise a bastonate la moglie Luisa Ciarelli, 65 anni, ascoltati come testimoni nell’udienza che vede il padre accusato di omicidio volontario aggravato dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà. Hanno raccontato le condizioni psichiche in cui era il papà, presente in aula, nei mesi prima dell’omicidio, incalzati dalle domande dell’avvocato del 70enne, Alberto Paone. Il legale punta a riqualificare l’accusa da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, perché Giannichi non era uscito di casa con l’intento di uccidere la moglie, e da tempo soffriva di disturbi psichici, era paranoico, e quindi incapace di intendere e volere. E i familiari, anche il genero e il cugino dell’uomo, hanno confermato che Giannicchi da inizio 2019, quando gli fu diagnosticato un tumore alla vescica a Vasto, non confermato a Teramo, non era più lo stesso. Era agitato, di colpo cambiava umore, batteva la testa contro il muro: dava segni di squilibrio. All’ospedale di Teramo, durante un ricovero, ha fatto in poche ore 300 telefonate al genero, ha tentato di scappare. Si è schiaffeggiato: ieri è stato acquisito agli atti un filmato in cui lo fa. Non era in sé e spesso litigava con i familiari. Come quel 29 novembre 2019. Giannicchi era in auto con la moglie e iniziò a discuterci. fermò la Panda, la moglie fuggì lungo un pendio e la inseguì. Con un grosso ramo trovato nella boscaglia iniziò a colpirla sul volto, sul naso che le ruppe, sulla testa. La donna tentò di difendersi e lo graffiò, ma lui continuò a picchiarla e, stringendole il collo, glielo lussò: lei morì. Omicidio volontario per la procura che si è basata anche sulla prima perizia psichiatrica che acclarava la capacità di volere dell’imputato e sui risultati dell’esame autoptico, che hanno evidenziato la violenza dei colpi. E proprio sulle perizie, la modalità dell’omicidio, la causa della morte e la capacità di intendere dell’uomo sarà “battaglia” all’udienza dell’11 giugno.(t.d.r.)