I genitori di Italo chiedono solo silenzio

La notizia di Di Lello che vuole tornare libero per loro è una pugnalata al cuore. L’avvocato: stanno male, non commentano
VASTO. Una pugnalata che ha acuito il dolore devastante della morte del figlio. I genitori di Italo D’Elisa, il 22enne ucciso il primo febbraio da Fabio Di Lello con tre colpi di pistola in via Perth per vendicare l’incidente che ha provocato la morte della moglie Roberta Smargiassi, hanno appreso con sgomento la decisione dei difensori di Di Lello di appellarsi al Tribunale del riesame contro la misura cautelare in carcere del loro assistito.
Non sono loro a dirlo. Dal giorno del funerale del figlio tacciono. Lo stato d’animo di Angelo D’Elisa e della moglie Diana è raccontato dal legale della famiglia, Pompeo Del Re. Le locandine e le pagine dei quotidiani, insieme agli articoli on line, li hanno messi a conoscenza del ricorso presentato dagli avvocati Pierpaolo Andreoni e Giovanni Cerella al Riesame e la richiesta di rivalutazione della custodia in carcere per Di Lello, per mancanza delle esigenze cautelari e insussistenza della premeditazione (oltre che per il fatto che Di Lello non è socialmente pericoloso).
«Non vogliono commentare. Non rilasciano più alcuna dichiarazione. Stanno troppo male e su questo preferisco non dire nulla neanche io», dice l’avvocato Del Re. Il legale spiega che i genitori di Italo invocano sensibilità per una ferita ancora fresca e chiedono che vengano spenti i riflettori sul loro dolore. «Un dolore che sta provocando anche conseguenze sulla loro salute. In questo momento hanno bisogno di riservatezza. A loro fa molto male parlare di una tragedia che ha portato via il figlio. Adesso ancora di più», dice l’avvocato Del Re. Anche Fabio Di Lello sta male. «Continua a piangere. La mancanza di Roberta lo ha fatto andare in depressione. Ora sta anche peggio», assicurano i suoi avvocati. I genitori di Fabio Di Lello cercano di sfuggire in tutti i modi all’impietosa curiosità che la vicenda a distanza di quasi venti giorni suscita ancora in città. Cercano di vedere il figlio il più possibile senza essere seguiti e rifuggono i luoghi troppo frequentati. I riflettori, però, si accenderanno inevitabilmente ancora sulla storia d’amore e vendetta il 21 febbraio prossimo, giorno in cui Italo D’Elisa avrebbe dovuto comparire in tribunale per rispondere dell’omicidio stradale di Roberta Smargiassi, avvenuto il primo luglio 2016.
«Il processo sarà estinto per la morte del ragazzo», spiega l’avvocato Del Re. Il legale continua ad acquisire elementi che provino la premeditazione dell’omicidio di Italo D’Elisa. «Sto acquisendo materiale documentale e testimonianze che poi rimetterò alla Procura», conferma. Difesa e accusa stanno concentrando la loro attenzione sulla premeditazione. Per Pompeo Del Re l’omicidio di Italo D’Elisa è stato premeditato. Lo dimostrerebbero le azioni di Fabio Di Lello (ha acquistato una pistola e si è spogliato dei beni) e le decisioni prese. Per Cerella e Andreoni, invece, Di Lello avrebbe sparato in un impeto d’ira. «Non era armato quando ha incontrato D’Elisa. La pistola è spuntata fuori in un secondo momento dopo uno scambio di battute», hanno più volte ripetuto i due avvocati.
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