I genitori di Mattia: «Mai più tragedie sul posto di lavoro»

Appello ai funerali del 34enne, ennesima “morte bianca” I suoi organi donati. Il ricordo degli amici e l’applauso
TORNARECCIO. «Chiediamo che questa ennesima tragedia sul lavoro non sia dimenticata anzi, sia di monito affinché non avvengano mai più. Non è possibile che si esca di casa per andare a lavorare e per il lavoro morire». Nel gremito santuario della Madonna del Carmine, il messaggio fatto leggere dalla famiglia di Mattia Finocchio ha ricordato a tutti perché erano lì, a piangere un giovane di 34 anni, morto a causa di un incidente sul lavoro, “morte bianca”, vittima di responsabilità che sarà la magistratura adesso ad accertare. Mattia era elettricista, dipendente della Evs Forniture Elettroniche di Monte Marcone. Ferito alla testa venerdì scorso nell'azienda Carpenteria Metallica Pugliese di Mozzagrogna, il giovane è stato sottoposto a una disperata operazione eseguita a Pescara, poche ore dopo l’incidente, ma le sue condizioni non sono mai migliorate: troppo grave è stato il trauma causato da una barra di ferro che si è staccata dal soffitto in seguito a uno scoppio di un tubo di compressore. Martedì scorso i medici, dopo aver accertato la morte cerebrale, hanno spento le macchine che lo tenevano in vita. I familiari hanno deciso per la donazione degli organi, una scelta che dà speranza e vita ad altre persone: il cuore è andato a Palermo, il fegato a Roma, i reni a L’Aquila e le cornee alla banca degli occhi di L’Aquila.
Ieri, durante il rito funebre, officiato da don Davide Spinelli e concelebrato da altri quattro sacerdoti, tra i quali don Sabatino Fioriti, che ha tenuto l’omelia, è stata ricordata questa scelta e la Asl di Pescara in un messaggio ha ringraziato sia i genitori sia la sorella di Mattia che in «un momento di estremo dolore hanno compiuto un gesto di grande umanità e generosità». Alle 10.30, il feretro è arrivato sul sagrato, a forma di conchiglia, del santuario. La casa di Mattia è a meno di 500 metri e quella strada il giovane l’ha sempre percorsa per andare a lavoro, quel santuario sempre visto al suo rientro. C'erano tante persone che aspettavano Mattia, giovani e anziani, a dimostrazione di come il 34enne fosse benvoluto in paese. Esperto di elettrotecnica, con l’hobby del radioamatore, le passioni dell’astronomia e della scienza in generale.
«Oggi un pezzetto del nostro cuore si è spento ma contemporaneamente il nostro si è arricchito di un pezzetto del tuo», ha detto un giovane a nome della "classe del 1989" cui ha fatto eco una ragazza: «Amicizia, che bella parola, nasce e più non muore, l'amico è il te stesso dall'altra parte». Mattia è stato ricordato per la sua bontà, precisione, serietà, dedizione al lavoro; le serate improvvisate, le riunioni per preparare le iniziative tra le quali il Carnevale. All'uscita del feretro i genitori, Carmine e Angela, la sorella Serena con il fidanzato Andrea, si facevano forza l'un l'altro per sopportare un dolore che mai avrebbero immaginato di dover vivere. “Lasciami qui, lasciami stare, lasciami così non dire una parola che non sia d’amore per me per la mia vita che è tutto quello che io ho tutto quello che io ho e non è ancora finita”: questa canzone dei Cccp-Fedeli alla linea, riprodotta da un amplificatore, si è confusa con un nugolo di palloncini bianchi librati nel cielo e un caloroso applauso ha salutato per l’ultima volta Mattia, il giovane benvoluto da tutti.
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