I giovani tra scuola e lavoro «Qui c’è molto più talento»

14 Marzo 2015

Oltre 500 studenti alle giornate di orientamento universitario del Rotary club L’imprenditore Di Nicola: adesso avete l’età giusta per assumervi i rischi

LANCIANO. Meglio lasciarsi guidare da sogni e passioni oppure conviene affidarsi agli aspetti economici e ai consigli della famiglia per scegliere il proprio futuro lavorativo e di studi? A questo complesso interrogativo ha cercato di rispondere la tavola rotonda organizzata dal Rotary club di Lanciano, in collaborazione con il club di Atessa, nell’ambito delle due giornate di orientamento “Scegli la tua strada”.

Nell’auditorium Paone della Bper i sogni, i progetti e i timori di oltre 500 studenti delle classi quarte degli istituti superiori si sono confrontati con l’esperienza e il vissuto di docenti e professionisti. “I have a dream (ho un sogno)” è lo slogan scelto per la manifestazione, in omaggio al messaggio lanciato 50 anni fa da Martin Luther King. «Questa fase è il momento più delicato della vostra crescita, dalla scelta che farete il prossimo anno dipende il prosieguo del vostro percorso di studi e probabilmente anche il vostro futuro lavorativo», si è rivolto ai ragazzi il presidente del Rotary club Lanciano, Fabio Lombardi. Tante le perplessità e i dubbi dei giovani, molti dei quali non hanno ancora chiaro cosa fare dopo le superiori. «Fino a quando è lecito seguire il proprio sogno o arrendersi alla realtà dei fatti?», chiede Giuseppe, studente dell’Itis Da Vinci che sogna di diventare enologo. Domiziana frequenta il liceo classico Vittorio Emanuele II e come lavoro vorrebbe fare l’attrice di teatro: «Ma i miei genitori mi consigliano di trovare un’alternativa alla mia passione, anche perché il diploma di maturità classica è incompleto senza una formazione universitaria».

«Oggi cercare un lavoro è diventato un lavoro», risponde ai ragazzi Mauro Tedeschini, direttore del quotidiano il Centro, «ma le opportunità ci sono, specie nell’Unione europea. In Italia c’è ancora troppa propensione al posto fisso, bisognerebbe invece provare a diventare imprenditori di se stessi, senza avere paura di sbagliare. Piuttosto che stare a casa ad aspettare una chiamata che mai arriverà, è meglio rischiare anche in una piccolissima attività, magari con gli amici: “ho un sogno” diventa “abbiamo un sogno”». Saverio Alberti, responsabile dell’Unità di patologia oncologica del Cesi di Chieti, porta ad esempio la storia del Volo, il gruppo di pop lirico. A dare la propria testimonianza ci sono due giovani che hanno trovato la propria strada con le start up: Vincenzo Di Nicola, teramano, fondatore di “GoPago” acquistata da Amazon, e Roberto Amerighi, il quale ha sviluppato un’applicazione che aiuta a fare la spesa districandosi tra le varie offerte e promozioni. «C’è molto più talento nei giovani italiani che in quelli che trovi nella Silicon Valley», ha detto Di Nicola, che vi ha vissuto dieci anni, «però spesso si perdono davanti alla prima difficoltà. Invece vi dico: prendetevi dei rischi ora che siete giovani». (s.so.)

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