«I lavoratori pagati 20 euro a settimana»

I retroscena delle indagini sul caporalato sfociate in due arresti e tre denunce. Gli operai in fabbrica per 9 ore al giorno
ROCCASCALEGNA. La paga era di 10 o 20 euro alla settimana, 50 quando andava bene, per nove ore di lavoro al giorno, compresi il sabato e la domenica. Gli operai romeni non potevano neanche lamentarsi se non volevano essere picchiati o minacciati con la pistola, oppure se non volevano rischiare ritorsioni sui parenti rimasti in Romania. Così i “caporali” avrebbero tenuto in costante stato di soggezione i lavoratori stranieri della Saldoteck, la fabbrica che produceva scocche per caldaie nella zona artigianale di Roccascalegna.
Le indagini condotte dal commissariato di polizia di Lanciano, e coordinate dalla Procura frentana, hanno portato all’arresto di Roberto Sandionigi, gestore dello stabilimento, e Gherghe Barbulescu, romeno, procacciatore di operai, e alle informazioni di garanzia per altre tre persone. Tutti accusati, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. È stata la denuncia di un operaio, malmenato e minacciato con la pistola per aver chiesto parte del denaro che gli spettava per acquistare cibo e generi di prima necessità, a una tivù romena a far scattare le indagini. Mentre la polizia, nel marzo dell’anno scorso, arrestava Barbulescu per detenzione di arma clandestina (una pistola lanciarazzi sequestrata in casa dell’uomo), in fabbrica scattavano i primi controlli con l’ausilio della Direzione territoriale del lavoro. Al loro arrivo, agenti e ispettori trovavano locali saturi di fumo e polveri, senza finestre e aperture, né tantomeno impianti di aspirazione. Alcuni operai addetti alla saldatura avevano problemi alla vista a causa di sistemi di protezione poco efficaci. La fabbrica era stata chiusa temporaneamente, mentre le indagini proseguivano. Dai documenti visionati dagli ispettori del lavoro, sono emerse le buste paga regolarmente preparate: 1.100 euro, il minimo previsto dai contratti nazionali. Ma di questi soldi agli operai romeni (erano il 40% e in nero), come accertato dalle intercettazioni telefoniche, arrivavano pochi euro. I caporali procuravano loro alloggi di fortuna, in fabbrica o in una casa affittata in un altro comune del comprensorio, dove venivano stipati in 5 o 6 e per la quale dovevano pagare 500 euro che venivano trattenuti sulla paga. A queste condizioni lavorative e abitative degradanti, secondo le accuse si aggiungevano anche minacce e percosse. Per incutere maggiore timore Barbulescu si sarebbe spacciato per appartenente alla polizia romena. Nella sua abitazione sono stati sequestrati anche documenti d’identità sottratti a connazionali, dai quali venivano estrapolate le foto per confezionare documenti contraffatti, pure rinvenuti e sequestrati.
«Tutta Roccascalegna si dissocia da queste persone che infangano un territorio», commenta il sindaco Domenico Giangiordano, «all’apertura della fabbrica, nel 2013, avevamo gioito per un’attività industriale che sceglieva un piccolo comune dell’entroterra. Invece sono venuti qui per nascondere reati nefasti».
Stefania Sorge
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