I martiri ottobrini “eroi” per i giovani d’oggi

7 Ottobre 2016

Corteo sul Corso con gli studenti per l’omaggio ai partigiani e i bambini intonano l’inno di Mameli

LANCIANO. «Dietro ogni articolo della Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta». È la citazione di Pietro Calamandrei a campeggiare sul tricolore disegnato dai ragazzi dell’Itis che tra le parole, hanno inserito volti e storie dei martiri ottobrini: ragazzi per età, uomini per caratura morale, che diedero la vita per libertà e democrazia. E nelle mani degli studenti, che ieri hanno riempito la piazza dedicata ai martiri, è affidato il testimone della memoria dei martiri della rivolta lancianese contro i nazisti. Dai piccoli alunni della scuola d’infanzia Maria Vittoria, passando per gli alunni della primaria Eroi Ottobrini, fino agli studenti delle scuole superiori è arrivato il messaggio di libertà degli eroi lancianesi. «Dovete conoscere», dice Maria Saveria Borrelli, presidente della sezione Anpi Lanciano, «per non incorrere in facili demonizzazioni di ideologie o popoli. Conoscere per coltivare la democrazia conquistata con la resistenza da lancianesi che si fecero ribelli, combattenti per un sogno terreno: riavere una nazione libera, con una costituzione democratica». «L’inno d’Italia non lo cantiamo solo quando la nostra nazionale scende in campo», aggiunge il sindaco Mario Pupillo rivolto agli studenti, «Italia-Germania allora fu fatta da eroi, veri, che sono scesi in campo in una partita che avrebbero perso sicuramente, ma che sapevano di dover affrontare. Mi piace quanto fatto dagli studenti dello Scientifico: i corridoi della scuola intitolati ai martiri. Così sono lì ogni giorno a ricordare di studiare, progettare il futuro con onestà, lealtà e coraggio». Davanti al monumento ai martiri parlano il giovane Marcello Mattoscio, che ricorda le guerre per la libertà in Siria, e il prefetto Antonio Corona. «Bisogna onorare la memoria altrimenti ci si ritrova a commemorare qualcosa di cui ci si dimentica il senso», chiude il prefetto, «onorare la memoria per sapere come siamo arrivati oggi e che cosa dobbiamo difendere. Non dobbiamo ricordare solo “chi”, ma anche cosa ha fatto, perché quelle persone sono morte». Presenti e commossi anche Stella e Trentino, figlia e nipote omonimo del martire La Barba, e il partigiano Angelo Ciavarelli.

Teresa Di Rocco

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