«I miei guai fisici? Gli altri stanno peggio»

Zulli altruista fino alla fine. L’esperienza di Allinmobile: noi abruzzesi caparbi, piccoli passi senza paura
GUARDIAGRELE. «La mia condizione fisica», ebbe a confessare al termine di una intervista rilasciata al Centro il 20 dicembre di tre anni fa, «è importante ma non così severa come avviene, purtroppo, per altri pazienti affetti dalla mia stessa malattia». Alessandro Zulli era così: prima gli altri, poi lui. La sua vita è sempre stata una scommessa: affetto da epidermolisi bollosa distrofica recessiva (Eb), malattia genetica rara che rende la pelle e le mucose interne fragili come ali di farfalla, tanto da essere seguito fin dall’età di sei anni da una equipe medica dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, metteva sempre gli altri al primo posto della sua vita.
In quella occasione spiegò al Centro quella che era la sua missione imprenditoriale, che andava di pari passo alla sua “carriera” da patron del calcio a 5 femminile: fondare una start up e lanciare sul mercato dispositivi di information technology di Serie A a un prezzo di Serie C. Così era nata Allin, azienda impegnata nella compravendita all’ingrosso di traffico telefonico per operatori di telefonia nazionali e internazionali. Creando Allinmobile, marchio italiano di smartphone e tablet. «Io ci punto tutto», spiegava Zulli in quella chiacchierata pubblicata il 20 dicembre 2015, «punto sulla qualità italiana, sulla capacità di fare ingresso con intelligenza e cuore nella tecnologia, sulla caparbietà di noi abruzzesi che nelle cose entriamo a passi piccoli ma senza paura. Punto sui giovani, sulla capacità di realizzare i sogni anche quando sembrano irrealizzabili. Punto tutto su “Asso 64 Plus”, il nuovo smartphone italiano nato da una mia idea, un ragazzo abruzzese, caparbio e sorridente come tanti altri». Questo era Alex: ideatore di progetti diventati un esempio per tutti quelli che, nonostante le avversità della vita, sono coraggiosi, anche quando tutto sembra impossibile. (r.o.)
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