«I parenti di Roberta vivono un altro lutto»

4 Marzo 2017

Omicidio D’Elisa, l’avvocato degli Smargiassi: la morte di Italo e il processo a Di Lello sono ferite aperte

VASTO. «È come se Roberta fosse stata uccisa un’altra volta». Per i genitori e il fratello di Roberta Smargiassi, l’omicidio di Italo D’Elisa, 22 anni per mano di Fabio Di Lello, è stata una nuova tragedia. Lo hanno ripetuto il giorno del processo che ha visto il genero sul banco degli imputati. Roberta non avrebbe mai voluto che il marito si trasformasse in un giustiziere. Sapere Fabio alla sbarra per la famiglia Smargiassi è stato un dolore immenso. «Per loro la morte di Italo e il processo a Fabio è un altro lutto», ammette l’avvocato Nicola Molino che assiste Michele Smargiassi nel contenzioso civile sull’omicidio stradale della sorella. Nicola Smargiassi e la moglie continuano ad andare a trovare la figlia al cimitero e cercano di evitare in tutti i modi la curiosità morbosa che inevitabilmente ha sconvolto la loro vita. Non sono andati neppure a Lanciano al processo contro il figlio. Fabio, visibilmente sofferente e provato anche nel fisico, è stato in aula pochi minuti e al rientro in carcere ha ripreso a piangere. I suoi legali, Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni, attendono ancora una risposta dal Tribunale del riesame sulla richiesta di annullamento della custodia cautelare in carcere. Una risposta che tarda ad arrivare e per questo dà la stura a tante interpretazioni. La decisione che i giudici del Riesame devono prendere non è semplice. Tecnicamente i motivi avanzati dai legali del fornaio sono validi: Di Lello non è socialmente pericoloso, non c’è alcun pericolo che possa nascondere le prove né che possa reiterare il reato. Resta, tuttavia, il fatto che ha commesso e ammesso un omicidio e aver ucciso una persona, quali che siano i motivi, è un fatto gravissimo che va punito con la detenzione. Il passare dei giorni fa presupporre agli esperti che il ricorso venga rigettato, ma è solo una supposizione. (p.c.)