I profughi ad Atessa e Perano: «Quanta tristezza negli occhi»

La missione del gruppo Alpini per portare in Abruzzo 52 ucraini: «Sono sconvolti dall’invasione russa» Borrelli: «Confidiamo nell’accoglienza della popolazione». Bellisario: «I bambini andranno a scuola»
ATESSA. Hanno lasciato la loro patria con una promessa: ritornare al più presto per contribuire alla ricostruzione. Negli occhi hanno lacrime e immagini di distruzioni e bombe, nelle mani qualche busta con gli oggetti più cari; i bambini, infagottati e dalle rosse guance, hanno i loro giochini stretti gelosamente: poi il lungo viaggio fino ad Atessa e Perano. Sono arrivati ieri sera 52 ucraini, di cui 23 bambini e due neonati, fuggiti dall’Ucraina dove hanno lasciato a combattere i loro cari, uomini e donne. La prima tappa è stato il Pala Masciangelo, a Lanciano, per essere sottoposti a tamponi e vaccinazioni e ottenere i permessi di soggiorno.
Gli ucraini sono arrivati in Italia grazie a una delegazione di volontari del gruppo Ana Silvio Spaventa di Atessa, Antonio Ciallella, Daniele Cinalli, Franco Cinalli, Nicola Cotellessa, Lucia D’Agostino (infermiera), Concezio D’Orazio e Vincenzo Lazzaro, i quali hanno fatto il viaggio di andata trasportando generi alimentari, omogeneizzati per neonati, pannolini e assorbenti, e poi medicinali e coperte, oltre che vestiario. Dei 52 profughi, 15 sono stati ospitati ad Atessa (hotel La Masseria, agriturismo La Ruelle e B&B Il Castello) e 37 a Perano (hotel il Castello e hotel Val di Sangro).
«Il viaggio di ritorno è andato bene», dice Ciallella, responsabile Ana Atessa che aggiunge: «ci siamo fermati in un ristorante italiano sul lago di Balaton, in Ungheria, e abbiamo mangiato benissimo. Il proprietario, prima della ripartenza ci ha fatto riportare delle pizze e ha regalato cioccolata e caramelle ai bambini». Ciallella, prima di finire quest’ennesima missione, racconta alcuni particolari: «Non ho visto mai sorridere una ragazza che ha sempre mantenuto la stessa tristezza negli occhi; un’anziana da quando c’è la guerra non riesce più a parlare; gli altri hanno una sola voce: “non capiamo perché ci è capitato questo”».
I due sindaci sono pronti ad ospitare i migranti: «Ringraziamo», sottolinea il sindaco Giulio Borrelli, «la nostra Protezione Civile, sempre in prima fila nel soccorso e nell’assistenza nei momenti di difficoltà, e confidiamo nell’accoglienza della nostra popolazione nei confronti di persone che, a causa della guerra, hanno perso tutto e hanno bisogno di aiuto». «Come comunità», fa eco Gianni Bellisario, sindaco di Perano, «già ci siamo attivati, raccogliendo l'invito di padre Anatoli, parroco della chiesa ortodossa di Chieti, per raccogliere i beni da mandare in Ucraina. Adesso accogliamo 37 profughi di cui diversi minori che frequenteranno le nostre scuole. Ciò che verrà chiesto, noi lo faremo».

