I ricordi a Lanciano: «È stato un esempio per i nostri giovani»

23 Dicembre 2022

Ha diretto per trent’anni la parrocchia frentana di San Pietro Con lui sono nate le squadre di calcio e pallavolo della Spal

LANCIANO. Sorrisi bagnati di lacrime. Lanciano piange per la morte di padre Lorenzo Polidoro, 90 anni. Ma allo stesso tempo sorride nel ricordare le sue parole, sempre profonde, giuste, colte eppure accessibili anche ai più piccoli, e per quanto ha saputo costruire in 30 anni alla guida della parrocchia di San Pietro. Pallavolo, calcio, scout, radio, gruppi laici, la filosofia insegnata al De Titta, il segno di padre Lorenzo è nella città e in quei ragazzi che ha voluto togliere dalla strada, che ha battezzato e sposato. Poi la magia interrotta nel 1995 per il trasferimento a Chieti, ma il legame con Lanciano non si è mai spezzato con il conferimento, nel 2008, della cittadinanza onoraria. I suoi occhi vispi, il sorriso sotto la barba diventata bianca, le sue parole e azioni restano nei cuori della “sua” Lanciano. «Apri le tue braccia, corri incontro al Padre, oggi la Sua Casa è in festa per te», scrivono padre Vincent, padre Pius e i diaconi di San Pietro don Amedeo e don Luigi che invitano tutti a pregare per Padre Lorenzo.
L’ARRIVO
«Nevicava, faceva freddo e nella canonica non c’era nulla, neanche una stufa. Portammo noi un po’ di brodo, altri del vino e del pane. Loro non chiedevano niente, sorridevano e spazzavano la neve per poter aprire la chiesa». Così alcuni parrocchiani ricordano l'arrivo di padre Lorenzo nel febbraio del ’65 a Lanciano assieme a tre frati cappuccini. Una giornata fredda a cui sarebbero seguite tante altre fatte di calore e amore verso il prossimo. E che fosse un’aria nuova per il quartiere in crescita si capì subito grazie al frate di Chieti, che creò iniziative e attività che fecero diventare San Pietro un punto di riferimento. Nel 1966 i primi due campi scuola per i bambini, nel ’72 ottenne dal sindaco di Rosello l’uso della “Casa del Pastore”, che trasformò nell’Ostello della gioventù, inaugurato nel 1980 e che divenne il punto di riferimento estivo per ragazzi e scout. Ma padre Lorenzo ha lasciato il segno anche nello sport, dal campetto dietro la parrocchia, alla creazione della Spal (San Pietro Apostolo Lanciano) calcio e nel ’74 della Spal Volley. Poi nel ’78 radio Spal. Un vulcano di idee, una persona carismatica, aperta, pronta ad aiutare chi aveva bisogno e a stare accanto ai ragazzi che coinvolgeva nelle attività, nello sport, a scuola, per evitare che finissero in strada. Tanti hanno seguito i suoi consigli. «Quando penso a Padre Lorenzo vengono a galla ricordi spensierati e felici», dice il consigliere Leo Marongiu interpretando il pensiero di molti, «e la tristezza lascia spazio alla gratitudine per averlo incrociato in questa vita».
LA CITTADINANZA
«Padre Lorenzo era una persona di grande spessore, riusciva a coinvolgere sempre tutti; quando parlava lasciava il segno. Per la nostra città ha fatto tantissimo: ha costruito un intero quartiere e una comunità». Questo è il commento del sindaco Filippo Paolini che nel dicembre 2008 firmò una delibera per conferire a padre Lorenzo la cittadinanza onoraria. «Il consiglio comunale di Lanciano propone di nominare Padre Lorenzo, al secolo Giustino Polidoro, cittadino onorario della città di Lanciano», si legge sulla delibera, «perché con encomiabile sensibilità e profondo senso umano ha contribuito e contribuisce con la sua figura ad accrescere nella comunità dei fedeli e, non solo, il sentimento di solidarietà, carità nonché la testimonianza di una vita fondata sui precetti cristiani».
I RICORDI
Sono migliaia i messaggi legati a padre Lorenzo affiorati in queste ore. “Il ricordo più bello è di lui seduto a notte fonda, in estate, sulla scalinata di San Pietro circondato dai ragazzi», dice l’assessore Angelo Palmieri, suo medico curante. «Stare con lui era un onore, la sua apertura verso il prossimo, le parole alla portata di tutti tanto che le sue omelie erano seguitissime. Era un punto di riferimento e le battaglie fatte per evitare il suo trasferimento nel 1995 purtroppo non fermarono la partenza». Ma non è stato mai un addio. «Era una figura carismatica», dice l’ex sindaco Mario Pupillo. «Quello che mi piaceva di lui era la capacità di ascolto e di trasformare in parole semplici concetti difficili che erano cura per le anime. L’ho incontrato a Chieti per la Provincia e la sua mente lucida, disposta alla battuta, hanno riconfermato tutto il suo spessore».
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