I ristoratori: tante prenotazioni per l’asporto, ma serve riaprire

31 Marzo 2021

Vendite e consegne a domicilio “salvano” le attività penalizzate dal Covid durante le feste di Pasqua «Cerchiamo di limitare i danni, ma gli incassi sono crollati: non possiamo restare chiusi un altro mese»

CHIETI. Stremati dalle chiusure, i ristoratori teatini trovano un appiglio nel pranzo pasquale da asporto. Costretti per il secondo anno a chiudere le porte ai clienti anche a Pasqua, molti ristoranti si rifugiano nell’asporto. E le prenotazioni fioccano. «Sono arrivate già molte domande», dice Katia Di Pasquale, proprietaria del ristorante di strada della Pace L’altro Pianeta, «credo che entro giovedì dovremo chiudere le prenotazioni. L’asporto ci aiuta, ma solo in minima parte. Ovviamente speravamo che ci facessero riaprire dopo Pasqua e il fatto di sapere che dovremo invece stare chiusi un altro mese ci ha gettato nello sconforto». Quanto al menù «noi ci rifacciamo alla tradizione, anche se inseriamo sempre qualcosa di particolare. Ad esempio l’agnello lo proponiamo panato e fritto ma con una panatura ai pistacchi».
Ed è l’agnello il re del pranzo pasquale, anche nella versione da asporto. «Noi lo facciamo fritto e dorato o porchettato, e un po’ in tutti modi», dice Raffaella Giampietro che con il fratello Carlo gestisce il ristorante Nino in via Principessa di Piemonte, «il pranzo pasquale da asporto certamente ci dà una mano, ma così non si può più andare avanti. Nei primi tre mesi di quest’anno siamo stati aperti al pubblico solo 8 giorni. In un anno, da marzo dell’anno scorso, abbiamo lavorato solo i tre mesi di giugno, luglio e agosto». La pensano così anche alla Taverna Teate, ristorante a conduzione familiare di via Salomone, gestito da Gigliola e Giovanni Santarelli con i figli Matteo e Luca: «Ci salviamo perché l’attività è di famiglia», dice la proprietaria, «la nostra forza sono i figli. Ci siamo adattati ai servizi di asporto e domicilio, ma rivogliamo i nostri clienti».
Non tutti però pensano che il pranzo pasquale da asporto possa aiutare. Paolo Ianni, titolare della Tavernetta in via Papa Giovanni, ha deciso di non proporre l’asporto per Pasqua, ma di farlo per il lunedì di Pasquetta: «Ci troviamo meglio in questa maniera», spiega il ristoratore, «io nel primo lockdown ci ho addirittura rimesso con questo servizio. Si rischia di dover gettare la roba acquistata. Purtroppo mi sono reso conto che in giro c’è tanta crisi. Il tasso di povertà è aumentato. E ho visto anche che le persone non sanno ancora come funziona l’asporto: pensano di poter chiamare e avere subito il pranzo pronto. Ovviamente bisogna telefonare con un certo anticipo. Per il lunedì di Pasqua noi consigliamo di prenotare almeno due giorni prima». Al ristorante Lo scoiattolo le prenotazioni si chiudono venerdì: «Per fortuna che c’è l’asporto», dice il proprietario Valerio Di Nucci, «noi ci stiamo difendendo bene, grazie anche al fatto che abbiamo prodotti di nicchia, non commerciali, e quindi riusciamo a differenziarci».