I rom contagiati accusano: insultati per il coronavirus

18 Luglio 2020

In tredici fanno denuncia dopo la partecipazione al funerale di Campobasso L’esposto: «I nostri nomi pubblicati via chat, una rivalsa di stampo razziale»

VASTO. Avrebbero subito danni e ingiurie per colpa della diffusione via internet di una lista con i loro nomi. Tredici dei 26 rom contagiati a maggio dal coronavirus, dopo la partecipazione al funerale di un loro parente a Campobasso, hanno presentato un esposto in Procura contro ignoti. «C’è stata una diffusione illecita di dati personali mossa nell’intento di ottenere soddisfazione morale legata a questioni di stampo razziale», annotano nella querela i legali dei denuncianti, gli avvocati Antonello Cerella e Danilo Leva.
Il caso era scoppiato il 16 maggio e aveva destato scalpore. La Asl aveva inviato al sindaco Francesco Menna e agli interessati due documenti che attestavano la positività al Covid 19 di un gruppo di vastesi che aveva partecipato al funerale di un rom di Campobasso deceduto a causa del coronavirus. In città si era diffuso il panico ed era stato invocato l’arrivo dell’esercito. I condominii in cui vivono i rom erano stati dichiarati zona rossa e presidiati giorno e notte da carabinieri e polizia. E sul web circolavano nomi e video. Il sindaco di Vasto, Francesco Menna, aveva stigmatizzato la diffusione dei nomi in chat, su gruppi Whatsapp e su siti. «Questo comportamento», aveva detto il sindaco, «mi ha spinto a presentare denuncia e ad annunciare azioni penali e civili verso coloro che hanno diffuso sul web dati sensibili».
Adesso sono i diretti interessati a presentare un esposto indirizzato al procuratore Giampiero Di Florio: i rom denunciano la diffusione dei loro dati personali in violazione dell’articolo 167 bis sulla privacy. «Quello che è accaduto», dicono gli avvocati Cerella e Leva, «ha attratto su di loro sdegno e disprezzo. A Vasto ci sono stati molti altri contagiati e il loro nome non è stato mai diffuso. Nel caso dei nostri clienti invece, persone al momento ancora da identificare, hanno reso la notizia di dominio pubblico con tutte le sgradevoli conseguenze che ha comportato e ancora comporta».