I sindacati: no alla cessione della farmacia

Quattro sigle si coalizzano e bocciano di nuovo il piano per fare cassa: «Chieti Solidale a rischio chiusura»
CHIETI. «Fin dal primo momento siamo stati contro la vendita della farmacia comunale, contro la riduzione dei servizi sociali e contro la trasformazione dell’azienda che li gestisce, Chieti Solidale, in srl. Riteniamo perciò ingiusta la presa di posizione della Uil che ci accusa di aver fatto un accordo capestro con l’amministrazione». A parlare è il sindacalista della Usb Silvio Di Primio che, a nome anche degli esponenti di Cgil, Cisl e Confsal, non ha gradito l’esternazione di Mario Miccoli (Uiltucs) e Marco Angelucci (Uil Fp) contro l’accordo di aprile che avrebbe fruttato ai 200 dipendenti di Chieti Solidale soltanto 250 euro a fronte di una conciliazione tombale di crediti certificati molto più importanti. Di Primio assicura che le cose non stanno assolutamente in questo modo: «L’accordo ha permesso al personale di avere avanzamenti di carriera, salvaguardando la professionalità dei lavoratori. In Chieti Solidale c’erano maestri di sostegno che venivano pagati come operatori delle pulizie. Noi abbiamo fatto in modo con quell’accordo che venisse riconosciuta la loro dignità professionale, mettendo al sicuro l’azienda da contenziosi che avrebbero potuto metterla in ginocchio». Quanto alla vendita della farmacia, il sindacalista ritiene che si tratta solo di «un palliativo per le casse del Comune. Sono invece altre le strategie da mettere in campo. Vendere la farmacia, invece, non solo indebolirebbe le casse comunali, ma metterebbe anche a rischio la sopravvivenza stessa di Chieti Solidale». Anche la riapertura di un’altra farmacia in un centro commerciale per Di Primio non è una scelta azzeccata: «Perché i centri commerciali sono già pieni di farmaci a costi molto più concorrenziali di quelli di una farmacia comunale e poi a Filippone non si paga l’affitto, in un centro commerciale, tipo Megalò, bisognerebbe pagare un affitto da 10mila euro al mese».

