I sindaci: hanno ascoltato i nostri appelli

9 Dicembre 2016

Cinghiali: sì alla caccia vicino alle riserve, i 51 primi cittadini soddisfatti per le decisioni della Regione

LANCIANO. Caccia a braccata nelle zone non vocate, ovvero che non rappresentano gli habitat naturali dei cinghiali, piani faunistici che restano di competenza della Regione (e non degli Ambiti territoriali di caccia, come chiedeva la minoranza e in particolar modo Forza Italia) e impegno formale da parte della Regione ad eliminare la tassa di 7,70 euro per l’esame trichinoscopico sulle carcasse degli ungulati una volta abbattuti. Sono i primi risultati della battaglia contro l’emergenza cinghiali portata avanti dai sindaci del basso e alto Sangro, dai piccoli Comuni montani come Roccascalegna, Lama dei Peligni, Torricella Peligna, Palena e Bomba fino a realtà fortemente antropizzate come Ortona e Vasto. Alla vigilia della Concezione la presa di posizione dei sindaci è arrivata fin dentro la commissione deliberante regionale all’Aquila, per discutere e apportare direttamente, con chi scrive leggi e regolamenti, le modifiche al regolamento venatorio.

Il sindaco di Roccascalegna, Domenico Giangiordano, è stato delegato da 51 colleghi del Chietino per rappresentarli nella terza commissione regionale e decidere sulle modifiche da apportare al regolamento. «Ringrazio l’assessore regionale Dino Pepe che ci ha dato questa opportunità e che ci ha ascoltati fin dall’inizio di questa battaglia in nome e per conto dei cittadini», sottolinea Giangiordano, «il dibattito è stato acceso, difficile, in alcuni momenti anche aspro, ma i primi risultati li abbiamo portati a casa. Del resto non si può negare la voce a un bacino di circa 150mila persone. Il problema dei cinghiali sulle strade (gli ultimi incidenti, a poche ore l’uno dall’altro, sulla Fondovalle Sangro a Bomba e all’uscita del casello A14 Vasto nord a Pollutri, ndc) è un dramma che riguarda da vicino i cittadini e di conseguenza noi sindaci: siamo di fronte ad una vera e propria emergenza». Le modifiche, dunque, sono state apportate. Se si emana la legge in tempi brevi i primi effetti, come la caccia alla braccata, si potrebbero vedere già da gennaio. Il tutto, come sostengono i sindaci, per contenere il sovrappopolamento degli ungulati nelle zone abitate, commerciali, industriali e nelle arterie ad alta intensità di traffico. Consentire la caccia alla braccata nelle zone non vocate significa per i sindaci poter intervenire in luoghi, ad esempio nelle vicinanze delle riserve o dove non era consentita la caccia, dove i cinghiali si stanno ripopolando, proprio perché non disturbati dall’uomo. (d.d.l.)

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