I testi della difesa: menzogne su don André

9 Gennaio 2019

Nuova udienza sull’ex parroco a processo per violenza privata. Potrebbe essere ascoltato per rogatoria

LANCIANO.. La notifica per comparire in tribunale questa volta è andata a buon fine, ma lui non si è presentato. È ancora in Brasile don Andrè Luiz Facchini, l’ex parroco di Sant’Agostino a processo per violenza privata aggravata, lesioni personali, violazione di domicilio, ingiurie, minacce e molestie telefoniche aver “fatto credere ai giovani della Legio Sacrorum Cordium, associazione da lui fondata, di avere un filo diretto con la Madonna e gli angeli che tramite lui inviavano disposizioni su come gestire la loro vita”. Avrebbe fatto subire ai ragazzi penitenze corporali e "manipolato e destabilizzato la loro psiche”. Ma è parte offesa per le lesioni ricevute da due fratelli il 28 ottobre 2011.
Nell’udienza di ieri non si è presentato «ma potrebbe essere ascoltato in videoconferenza o in rogatoria», ha precisato il suo legale, Osvaldo Piccirilli. Il giudice Andrea Belli ha dichiarato la sua decadenza, e non sarà sentito. Parroco fuggiasco descritto ieri da alcuni test della difesa come una santo. Che gestiva personalmente la Legio e poi la Onlus da lui fondata, come detto dai due testi della Curia, a processo per responsabilità civile, perché è il vescovo a nominare i sacerdoti, e quindi don Andrè, a valutare la sua idoneità all’incarico. Il legale Luisa Bertini ha cercato di dimostrare che la Legio Sacrorum Cordium - dove sarebbero avvenute le violenze - era un’attività privata estranea alla Chiesa come la Onlus. «Fondata con l’intento di aiutare gli altri», dicono i due testi, «per costruire una casa famiglia e accogliere le donne vittime di violenza. Ma nessuno dei progetti è andato in porto. I conti? Era lui a gestirli come presidente della Onlus. Ma non erano in regola; c’erano uscite non giustificate». Contabile poco accorto ma sacerdote modello per una fedele che arriva in aula con decine di foto di don Andrè in mezzo ai giovani, tra feste e serate gioiose. «Dimostrano che c’era armonia», dice E.S., «gioia e condivisione e non repressione. Siamo un gruppo di fedeli e ci riuniamo per pregare», precisa la donna, «don Andrè era la nostra guida. Era un po’ rude, però aveva un cuore grandissimo. Era sempre in confessionale ad aiutare le famiglie in difficoltà, i giovani con problemi. Giovani che erano liberi e non soffocati come si crede».
E sulle punizioni come strisciare in ginocchio sul pavimento della chiesa e leccarlo, le frustate con i grani di un rosario? «Tutte menzogne», risponde, «don Andrè seguendo l’esempio di Fatima faceva in ginocchio il giro della chiesa in preghiera e chi voleva lo seguiva, non lo imponeva. Mai visto leccare il pavimento e né so delle frustate. I rapporti tra Sandro R. e il sacerdote erano sereni. Sandro non è più venuto perché non rispettava le regole della Chiesa, della purezza e castità. L’aggressione? Ho chiesto a don Andrè perché era a casa di Sandro quella notte del 28 ottobre 2011, lui ha risposto che una persona gli aveva confessato che Sandro spacciava droga e voleva vedere se era vero». Alle 2,30 di notte. (t.d.r.)
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