I trecento musicisti: un dolore non esserci

10 Aprile 2020

I maestri Pezzullo e Medoro rilanciano l’appello: suoniamo il Miserere dai balconi, è il brano dei teatini

CHIETI. «La prima volta avevo 9 o 10 anni: ero un bambino, non me lo ricordo quasi più, suonavo il Miserere con il violino». Da allora sono passati tanti anni e Giuseppe Pezzullo è diventato il maestro di cappella dei musicisti al seguito della Processione del Venerdì Santo, vanto e orgoglio della città. Per Loris Medoro sarebbe stato il 17° anno da direttore del coro: «Ho iniziato come cantore nel 1985, ormai 35 anni fa. La mancanza della nostra Processione è forte».
I trecento musicisti e coristi del Miserere sono i più addolorati per l’annullamento di uno dei cortei sacri più antichi d’Italia: l’esibizione lungo la Processione è il momento atteso per un anno.
«Si avverte una sensazione di mancanza», racconta Pezzullo, 40 anni da insegnante al Conservatorio Luisa D’Annunzio di Pescara e prima viola ai Solisti Aquilani, «avevamo iniziato a fare le prove subito dopo Carnevale come è nostra consuetudine ma poi le abbiamo interrotte il 4 marzo a causa del coronavirus. Ci dispiace tanto». L’unico modo per non spegnere il Miserere è diffonderlo dai balconi: «Ogni ognuno potrà diffondere la musica. Il Miserere è un simbolo che unisce la città, forse, adesso l’unico che ci è rimasto». Alle 12 di oggi non ci saranno le prove generali: un abbraccio collettivo per i trecento del Miserere e non soltanto un test. «Alle prove è consuetudine suonare anche “O bone Jesu”, un mio brano», dice Pezzullo, «per stavolta, non se ne farà niente. Metterò anch’io una piccola cassa sul balcone».
Anche Medoro è pronto a suonare il Miserere alla finestra: «Non possiamo fare altrimenti e speriamo che la città risponda. Questo brano è un momento di commozione forte che unisce la città. Con quelle note struggenti noi abbiamo sempre cercato di far rivivere al pubblico la Passione di Gesù. Purtroppo, stavolta, non sarà come gli anni scorsi: nessuno si sarebbe aspettato un’evoluzione del genere». Per musicisti e cantori non eseguire il Miserere in pubblico è una rinuncia enorme: «C’è chi vive questa esperienza da quasi 50 anni», dice Medoro. (p.l.)