I volontari: siamo con le famiglie, aiutiamo chi accoglie i profughi

L’associazione Bethel, dopo i due camion con cibo e farmaci mandati al confine polacco, non si ferma Volpe: «Tanta generosità dai teatini, ora è il momento di sostenere le persone fuggite dalle bombe»
CHIETI. «Abbiamo riempito due camion di donazioni e sono già arrivati al confine tra l’Ucraina e la Polonia. Adesso, però, dobbiamo aiutare anche le famiglie di Chieti che in questi giorni hanno aperto le loro case e accolto gli ucraini in fuga dalla guerra». Non si spegne neanche per un minuto la macchina della solidarietà: Giovanni Volpe, a capo della sezione teatina dell’associazione Bethel Italia, continua a raccogliere di tutto nella sede di via Pescasseroli e nell’ex scuola di San Martino, diventata una fabbrica delle beneficenza. Ci sono quelli che raccolgono le donazioni; quelli che le sistemano sugli scaffali; quelli che le smistano verso il deposito; quelli che confezionano i pacchi; quelli che consegnano e chiudono il cerchio della solidarietà. I volontari sono al lavoro come alla catena di montaggio di un’azienda: «Prepariamo i pacchi destinati alle famiglie. Dentro ci mettiamo alimenti di prima necessità, prodotti per l’igiene personale, farmaci, vestiti e scarpe», racconta Volpe, «in questo modo vogliamo sostenere le famiglie di Chieti che ospitano i profughi nelle loro case: aiutiamo ad aiutare perché l’accoglienza ha anche un costo e non tutti possono permetterselo. Noi siamo al fianco delle famiglie: è il nostro compito».
Alla sede della Bethel in via Pescasseroli 12 continua il viavai della solidarietà: «Siamo aperti tre volte a settimana, il lunedì e il mercoledì dalle 16 alle 18 e il sabato dalle 9 alle 12. In tanti, con generosità, continuano a portarci cibo e tante altre cose: la beneficenza non si ferma mai», dice Volpe. È possibile donare prodotti alimentari (riso, olio, scatolame, biscotti, merendine, farina, zucchero, the, caffè, patate, hamburger e pizza congelata), per l’igiene personale (dentifricio, spazzolino, shampoo, bagnoschiuma, sapone e detersivi) e sanitari (tachipirina, garze per piccole medicazioni, acqua ossigenata, antinfiammatori e antidolorifici).
Grazie alle donazioni raccolte, la Bethel supporta anche la Capanna di Betlemme: «La casa di accoglienza, impegnata a garantire gratuitamente l'accoglienza dei profughi per le prime 48 ore, ci ha chiesto una mano e noi», assicura Volpe, «la tendiamo volentieri e con tanto amore». Ieri i volontari Bethel hanno organizzato anche una raccolta alimentare davanti ai supermercato Eurospin di viale Abruzzo e viale Unità d’Italia.
La Bethel, con la chiesa evangelica di Gesù Salva, pensa anche allo spirito degli ucraini: «Abbiamo aperto un punto di ascolto dedicato agli ucraini: sono persone strappate alla loro vita e alla loro casa, senza più certezze, che soffrono tanto per la guerra e, con uno sportello psicologico, vogliamo supportarli in questa fase di emergenza. In prima linea», conclude Volpe, «ci sono professionisti del settore, che sanno parlare la loro lingua, che conoscono le loro abitudini e i loro costumi». (p.l.)
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