Il 13 ottobre in dieci davanti al giudice
È in programma il 13 ottobre, davanti al giudice Andrea Di Berardino, l’udienza preliminare sull’inchiesta “Cuore aperto”. Il pm Giancarlo Ciani ha chiesto il rinvio a giudizio per Gabriele Di...
È in programma il 13 ottobre, davanti al giudice Andrea Di Berardino, l’udienza preliminare sull’inchiesta “Cuore aperto”.
Il pm Giancarlo Ciani ha chiesto il rinvio a giudizio per Gabriele Di Giammarco, ex primario della Cardiochirurgia dell’ospedale di Chieti, i suoi amici imprenditori Maurizio Mosca e Antonio Pellecchia (con le rispettive società), il dipendente di quest’ultimo Andrea Mancini e il medico Daniele Marinelli, tutti imputati per corruzione nell’ambito dell’indagine che ha svelato un sistema illecito andato avanti per anni. La stessa richiesta è stata avanzata nei confronti dell’ex direttore amministrativo della Asl Giulietta Capocasa, che deve rispondere di abuso d’ufficio e «turbata libertà del procedimento di scelta del contraente»; quest’ultimo reato è contestato anche ad Andrea Tisselli, all’epoca dei fatti dirigente dell’unità operativa governo dei contratti di servizi e forniture dell’azienda sanitaria, che è accusato pure di falso ideologico. Sia Capocasa che Tisselli hanno scelto l’abbreviato. L’ultimo imputato, il chirurgo Tomaso Bottio, è finito nei guai – in concorso con Di Giammarco – per «falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici» e omicidio colposo «con l’aggravante della colpa cosciente» in relazione alla morte di un paziente. I parenti della vittima si sono costituiti parte civile con gli avvocati Italo Colaneri, Goffredo Tatozzi, Alessandro Mascitelli, Cristina Di Renzo e Angelo Pettinella. (g.let.)
Il pm Giancarlo Ciani ha chiesto il rinvio a giudizio per Gabriele Di Giammarco, ex primario della Cardiochirurgia dell’ospedale di Chieti, i suoi amici imprenditori Maurizio Mosca e Antonio Pellecchia (con le rispettive società), il dipendente di quest’ultimo Andrea Mancini e il medico Daniele Marinelli, tutti imputati per corruzione nell’ambito dell’indagine che ha svelato un sistema illecito andato avanti per anni. La stessa richiesta è stata avanzata nei confronti dell’ex direttore amministrativo della Asl Giulietta Capocasa, che deve rispondere di abuso d’ufficio e «turbata libertà del procedimento di scelta del contraente»; quest’ultimo reato è contestato anche ad Andrea Tisselli, all’epoca dei fatti dirigente dell’unità operativa governo dei contratti di servizi e forniture dell’azienda sanitaria, che è accusato pure di falso ideologico. Sia Capocasa che Tisselli hanno scelto l’abbreviato. L’ultimo imputato, il chirurgo Tomaso Bottio, è finito nei guai – in concorso con Di Giammarco – per «falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici» e omicidio colposo «con l’aggravante della colpa cosciente» in relazione alla morte di un paziente. I parenti della vittima si sono costituiti parte civile con gli avvocati Italo Colaneri, Goffredo Tatozzi, Alessandro Mascitelli, Cristina Di Renzo e Angelo Pettinella. (g.let.)

