Il bombarolo si arrende, scatta la denuncia

Di Santo, che incendiò il tribunale di Chieti, torna nella casa di cura da cui era scappato 8 giorni fa
CHIETI. Fine della fuga. Si è arreso Roberto Di Santo, 64 anni, conosciuto da tutti come il “bombarolo” di Roccamontepiano, autore di un clamoroso attentato incendiario al tribunale di Chieti nel gennaio del 2013. Lunedì 24 giugno l’uomo è scappato dalla casa di cura in cui si trovava in libertà vigilata. Ma, due sere fa, Di Santo ha interrotto la sua fuga telefonando al numero fisso della struttura residenziale riabilitativa e psichiatrica Quadrifoglio di Rosello. «Sono alla stazione ferroviaria di Pescara», ha detto il “bombarolo”. «Sono stanco, venitemi a prendere». L’uomo è stato così riaccompagnato nella casa di cura. I responsabili della struttura hanno allertato i carabinieri della compagnia di Atessa, coordinati dal capitano Marco Ruffini. Nei confronti di Di Santo è scattata una denuncia a piede libero con l’accusa di «inosservanza dei provvedimenti dell’autorità». E non sono da escludere ulteriori provvedimenti da parte del giudice di sorveglianza del tribunale di Pescara.
Nel 2013 Di Santo seminò il panico fra Chieti e Pescara con una serie di incendi. «L’imputato ha sempre riconosciuto la volontà di porre in essere gesti eclatanti per attrarre l’attenzione del sistema giustizia», hanno scritto i giudici di primo grado nella sentenza che lo ha condannato a 5 anni di reclusione. Il tribunale di Pescara ha spiegato in una ventina di pagine che l’uomo che ha seminato paura incendiando auto, piazzando un ordigno in una villetta bifamiliare a Villanova di Cepagatti – reato da cui è stato assolto – e lasciando video per illustrare le sue gesta «ha sempre riconosciuto di aver compiuto quei gesti, motivando le sue ragioni». Sarebbe stato consapevole, Di Santo, degli atti incendiari commessi non solo ammettendoli durante il dibattimento ma anche, come spiegano le motivazioni, «confessando le sue responsabilità attraverso i cd video». L’inchiesta del “bombarolo” riporta all’8 gennaio 2013 quando l’impiantista disoccupato prima ha piazzato un ordigno in una villetta – considerato innocuo – e poi si è dato alla fuga incendiando varie auto, tra cui una di fronte al tribunale di Chieti. La latitanza è finita dopo 10 giorni: l’uomo è stato trovato in un casolare di Rosciano con una scorta di viveri che gli avrebbe consentito un’autonomia di altre settimane, con un televisione portatile da cui seguiva e registrava tutto ciò che lo riguardava, un gruppo elettrogeno, un pc e materiale informatico tra dvd, chiavette e fotografie. (g.let.)

