Il cacciatore: io vivo per miracolo Quel cinghiale poteva uccidermi

19 Ottobre 2018

Civitaluparella. Parla dal letto di ospedale il cuoco in pensione D’Orazio aggredito dall’animale «Mi è arrivato alle spalle, ero solo e ho dovuto sparargli per fermarlo. Ora dico, mai più a caccia»

CIVITALUPARELLA. «Mi ha sorpreso perché mi è arrivato alle spalle. Era un cinghiale adulto di un quintale e mezzo. Io seguivo i cani, che erano sulle tracce dell’animale, quindi mai potevo immaginare di ritrovarmelo dietro. Non ho fatto in tempo a girarmi che mi ha assalito, gettandomi a terra». Nunzio D’Orazio, 64 anni, di Civitaluparella, è da due giorni ricoverato nel reparto di ortopedia del Santissima Annunziata a Chieti, dopo essere stato aggredito da un grosso cinghiale durante una battuta di caccia. Ha riportato diverse ferite: l’animale lo ha azzannato a un gluteo, al polpaccio e alla caviglia. Molto probabilmente dovrà essere trasferito all’ospedale di Ancona per cercare di risistemare al meglio la caviglia, la parte uscita più malconcia dall’aggressione. «Dopo quello che mi è successo, posso dire che mi è andata anche bene», dice dal suo letto di ospedale il cuoco in pensione, «sono vivo per miracolo, ora potevo non essere qui a raccontarlo». D’Orazio si è salvato anche grazie al suo sangue freddo. Perché una volta sbattuto a terra dall’animale, ha mantenuto stretto tra le mani il suo fucile e ha sparato più volte. Riuscendo alla fine a uccidere il cinghiale. «È morto con la testa sulle mie gambe», racconta, «la battuta di caccia era iniziata verso le 11 del mattino. Eravamo una squadra di meno di dieci persone. Ma al momento dell’aggressione ero solo. Gli altri erano a poca distanza da me. E io urlavo a squarciagola, ma è stato tutto velocissimo e sono arrivati solo quando il cinghiale era ormai morto». Quando ha assalito il cacciatore, la bestia era già ferita a una zampa. Lo aveva colpito uno dei cacciatori. La ferita aveva rallentato la corsa dell’animale e i cani erano infatti riusciti a individuarlo. I cacciatori seguivano i cani a distanza, ecco perché D’Orazio mai si sarebbe aspettato di ritrovarselo dietro di sé. «Mi ha fatto cadere per terra e mi ha azzannato», ricorda, «io ho subito sparato un colpo di fucile, ma l’ho mancato. Poi ci ho riprovato, ma il fucile non ha sparato. Allora ho dovuto tirare fuori la cartuccia e premere ancora il grilletto. E questa volta l’ho centrato, dritto in testa». In pensione solo da un mese l’ex cuoco, cacciatore provetto con all’attivo circa 500 abbattimenti di cinghiali, pone attraverso il suo incidente il problema del controllo degli ungulati. Neanche a farlo apposta, quasi in concomitanza con quello che gli è successo, la nipote ha avuto un incidente con l’auto perché in strada sono improvvisamente sbucati cinque cinghiali. L’incidente è avvenuto a Bomba e, per fortuna, per la nipote non ci sono state conseguenze, se non l’auto distrutta. «È un problema che va risolto», dice l’ex cuoco, che però fa una promessa alla compagna Raffaella Pacella e alla figlia Manuela D’Orazio: «D’ora in poi, mai più a caccia». (f.d.)
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