Il calciatore assassinato dona gli organi

La cugina: pugnalato in Argentina per una macchia d’umido sul muro. Il ricordo dell’ex mister neroverde Balugani
CHIETI. Una parte di Cristiano Pappalardo continuerà a vivere. La famiglia dell'ex calciatore napoletano, ricordato in Abruzzo per il suo importante trascorso sportivo tra le fila di Chieti, Ortona e Ripa Teatina, ha acconsentito all'espianto degli organi e dei tessuti che non sono stati compromessi dopo il decesso avvenuto in Argentina a seguito di un battibecco sfociato in un accoltellamento. Il papà Ciro, la mamma Teresa e Lucia - la moglie di Pappalardo - sono straziati dal dolore ed ancora increduli per quanto accaduto. Ma nel pieno del dramma della vicenda, hanno deciso di compiere questo atto d'amore che sarà d'aiuto ad altre persone in difficoltà.
I genitori dell'ex calciatore subito dopo il tragico fatto sono volati in Argentina, dove sono giunti anche altri familiari della vittima, tra cui lo zio. In queste ore si sta procedendo a sistemare tutta la parte burocratica per permettere alla salma di rientrare in Italia, a Napoli, nella città che Pappalardo aveva lasciato per iniziare una nuova vita dal tenore più tranquillo. Viveva a Cordoba insieme alla moglie italo-argentina Lucia Loffredo, che aveva conosciuto proprio in Italia. Conduceva uno stile di vita apparentemente normale Pappalardo, dopo un passato da difensore che nella stagione sportiva 1995/1996 gli aveva permesso di indossare la maglia del Chieti in Serie C1. Ma ebbe esperienze calcistiche anche ad Ortona in Serie D e Ripa Teatina in Promozione. Di lui ha un ricordo positivo un tifosi storico del Chieti, Clelio Spanò: «Era un ragazzo estroverso, molto aperto, una brava persona insomma».
L'allenatore dei neroverdi, prima che subentrasse Toni Giammarinaro, era Gianni Balugani che, appresa la notizia in Irlanda, lo ha subito ricordato con un «mi dispiace, possa trovare pace». Tra i suoi compagni di squadra invece c'era il centrocampista Alessandro Tatomir, oggi allenatore della Folgore Sambuceto: «Sono rimasto colpito da questa tragedia», dice, «era una persona solare, che faceva gruppo. Dal punto di vista tecnico era un difensore abbastanza poliedrico, giocava un pò in tutti i ruoli del reparto arretrato». Intanto però dall'Argentina emerge un quadro più dettagliato di quei drammatici frangenti. L'accoltellamento - risalente a mercoledì della scorsa settimana - sarebbe avvenuto al culmine di una lite per questioni di umidità in un appartamento abitato dal trentenne Jose Domingo Caeiro, ma di cui Pappalardo era il proprietario. Il diverbio è diventato qualcosa di più quando Caeiro ha preso in mano un coltello e pugnalato all'addome il 42enne napoletano. Quest'ultimo, ferito ha provato ad allontanarsi dal luogo dell'aggressione fino a cadere a terra dopo pochi metri. È stato soccorso da un passante e poi trasportato in ambulanza al locale ospedale, dove purtroppo è deceduto. Jose Domingo Caeiro, autista per una compagnia di autobus interurbani, è stato arrestato lo stesso giorno dell'accoltellamento, accusato di omicidio. La famiglia di Cristiano Pappalardo non si capacita di quanto successo: «È atroce», spiega la cugina Valentina Pappalardo, «questa tragedia ci ha spiazzati. Cristiano era una brava persona, sempre sorridente. Ci invitava ad andare in Argentina, era molto gioviale, eravamo particolarmente legati». Il pensiero della donna va anche alla moglie di suo cugino che deve fare i conti con un grande dolore: «Lucia è una ragazza speciale, lei e Cristiano si amavano tantissimo, erano molto uniti». Un'unione spezzata per colpa di un gesto folle.

