Il cantiere infinito di vico Corsea: tre anni con i lavori a singhiozzo

29 Agosto 2021

Il 31 agosto 2018 la chiusura della strada a causa del crollo della pavimentazione dopo l’alluvione L’assessore Verna: «Interventi in corso sulla rete fognaria, tanti gli imprevisti venuti alla luce»

LANCIANO. Lavori a singhiozzo e imprevisti e vico Corsea anziché riaprire festeggerà martedì il terzo compleanno tra sbarre e proteste di residenti e commercianti. Era infatti il 31 agosto 2018 quando l’arteria del centro storico è stata chiusa a causa di una voragine, profonda circa 2 metri e si allungava per circa 8/9 metri, apertasi nel sottosuolo dopo l’alluvione che aveva colpito la città a giugno. Da allora strada chiusa, problemi alla viabilità nei rioni di Sacca e Civitanova con inversione dei sensi di marcia, collegamenti tagliati tra parte alta della città e la piazza e situazione igienica al limite.
I RITARDI Dopo una progettazione non facile da parte dell’architetto Piergiorgio Renzetti, del geologo Luigi Carabba e dell’ingegnere Gianmichele Rapino per la sistemazione di piastre di acciaio di 2 centimetri di spessore sulla voragine, appoggiate su un sistema di micropali prefabbricati adiacenti ai muri portanti degli edifici, ma distaccati da essi e la realizzazione di un sistema di allerta e di allarme piogge, il cantiere ha aperto nel novembre 2020 e doveva essere già chiuso. Il cartello fine lavori indica infatti 21 gennaio 2021. Ma i lavori non sono affatto finiti da parte della ditta laziale Tosco srl, che fu l'unica a rispondere alla gara di appalto. Si vedono le teste dei pali, che sono anche di più di quelli previsti inizialmente, che spuntano tra cartacce e non solo. La situazione dei vicoli è infatti difficile dal punto di vista igienico e ci sono residenti che vanno avanti buttando litri di disinfettante per togliere l’olezzo che c’è. I lavori, che sono ripresi mercoledì e andranno avanti per le prossime due settimane, stanno interessando la condotta Sargiacomo, risalente al secolo scorso, che presenta numerosi danni, oltre quelli previsti. Sono stati fatti dei rilievi con gli speleologi, il laser scanner e con le sonde per capire l’entità dei danni interni, operazione non facile per la presenza di acqua e liquami.
I LAVORI «Si sta lavorando sulla rete fognaria», spiega l’assessore ai lavori pubblici Giacinto Verna, «la si sta pulendo e si sta provvedendo al suo consolidamento con il calcestruzzo. Sapevamo che non era un intervento facile, per una serie di imprevisti che solo andando avanti vengono alla luce. Ad ogni modo i lavori sono ripresi ed entro le Feste di settembre finiranno nella parte del sottosuolo per poi risalire in superficie. Poi bisognerà attendere ottobre per l’arrivo della piastra di acciaio, già ordinata. Una volta montata si potrà riaprire la via di nuovo al transito delle auto, fermo restando che è sempre un intervento di messa in sicurezza ma “tampone”, in attesa dei lavori da fare secondo le indicazioni date dallo studio sul dissesto idrogeologico e idraulico del centro storico del professor Nicola Sciarra consegnato le scorse settimane».
LO STUDIO Per quanto riguarda il Malvò la relazione di Sciarra ha previsto la realizzazione di un nuovo collettore fognario a partire da via Corsea fino al di sotto del mercato coperto. Mentre per la parte alta della voragine di corso Trento e Trieste ha indicato il consolidamento dei fabbricati con elementi rigidi di sottofondazione e il consolidamento del terreno di riporto nell’area compresa tra i portici e piazza Plebiscito. Consolidamento del terreno che passa anche attraverso un sistema di pozzi di drenaggio delle acque di filtrazione in piazza D’Amico fino alla cattedrale. Ma per questi lavori servono almeno 30 milioni di euro.
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