Il clown volontario a Siret: ho regalato nasi rossi, un sorriso per i piccoli

VASTO. «Sono partito dopo aver visto un documentario in tivù sui profughi ucraini. Sono rimasto molto impressionato e ho sentito la necessità di portare il naso rosso in quel luogo di sofferenza»....
VASTO. «Sono partito dopo aver visto un documentario in tivù sui profughi ucraini. Sono rimasto molto impressionato e ho sentito la necessità di portare il naso rosso in quel luogo di sofferenza». Clown Ventolo, nome d’arte di Paolo Guidone, avvocato vastese, racconta la sua esperienza alla frontiera ucraina di Siret dove è rimasto cinque giorni. «Ho vissuto tante emozioni, anche contrastanti tra loro», ricorda il volontario, «c’è stata la tristezza nel vedere questa tragedia umana, indicibile e incomprensibile, il dolore e la paura negli occhi dei bambini e delle mamme. Ma ho vissuto anche la gioia di aver creato questo piccolo miracolo, perché grazie a questo viaggio come clown Ventolo e all’intervista mandata in onda da una tv della Romania, altre associazioni di clown terapia locali si sono attivate e hanno promesso che presto arriveranno anche loro a Siret, per accogliere soprattutto i bambini alla frontiera con l’Ucraina. Si è creato un grande interesse tra i volontari presenti alla frontiera, ma anche tra i reporter internazionali, tutti sorpresi per quello che poteva fare un semplice naso rosso, anche in tempo di guerra. I nasi rossi hanno avuto un grandissimo successo», aggiunge Ventolo, «ne ho regalati tantissimi a tutti. Sia agli adulti, sia ai bambini: mi avvicinavo in silenzio, con il naso rosso e sorridevo. Bastava questo per creare un rapporto di immediata empatia, senza bisogno di parole. Il sorriso con il naso rosso riusciva sempre a contagiare, anche perché poi mi avvicinavo, mettevo il naso ai bambini, ma anche alle mamme, alle nonne creando immediata ilarità da parte di tutta la famiglia. Ho capito ancora di più che ridere fa veramente bene, anche alla frontiera. La risata ha distratto e divertito i bambini, aiutandoli ad affrontare con maggiore leggerezza quel contesto difficile, alleviando, anche per poco tempo, la preoccupazione e il senso di impotenza dei genitori», racconta il volontario che per cinque giorni ha appeso la toga al chiodo per regalare sorrisi a grandi e piccini. «Ho insegnato ai volontari presenti», dice ancora Guidone, «piccoli atteggiamenti per accogliere con il sorriso i bambini. Ho fatto anche un esperimento con una giornalista che, seguendo i miei consigli, si è avvicinata a dei bambini che stavano attraversando la frontiera e, indossando il naso rosso, si è resa conto subito, con una grande emozione, che già solo questo creava immediata empatia, faceva sorridere».
«Siamo rimasti sorpresi e commossi dal suo coraggio e dalla sua determinazione», commenta Rosaria Spagnuolo, presidente della Ricoclaun di Vasto, «nessuno, pensando all’Ucraina, aveva pensato quanto fosse necessario, oltre al cibo, ai vestiti, all’assistenza e alla accoglienza, attivare anche la clownterapia».

