Il commercio e l’effetto Covid «Ma i negozi teatini resistono»

Lo studio di Confcommercio: «Chieti non è una città morta, lo dimostrano i dati sul centro storico» La presidente Tiberio: «Serve un tavolo per affrontare i problemi e migliorare l’accoglienza dei turisti»
CHIETI. Il commercio teatino ha retto all’impatto della pandemia. Al netto di colpi di coda e strascichi che potranno evidenziarsi più in là, uno studio di Confcommercio – basato sui dati del Centro studi delle Camere di commercio Tagliacarne – dimostra che il tessuto commerciale cittadino ha saputo tenere. «Con tutto quello che è successo, ci si aspettava un massacro», dice la presidente provinciale di Confcommercio Marisa Tiberio, «e invece non è così. Certo, i problemi ci sono e i dati dimostrano un calo generalizzato di imprese commerciali che purtroppo prosegue da diversi anni, ma comunque Chieti dimostra di non essere una città morta, commercialmente parlando».
I DATI DI CONFCOMMERCIO
Lo studio è relativo al primo semestre del 2021. La comparazione risale in là negli anni e in questa sede si vede che la città ha perso nell'arco del tempo progressivamente forza commerciale. In riferimento alla categoria delle imprese commerciali nel centro storico, si vede ad esempio, che nel 2012 ne erano censite 203, mentre a giugno 2021 siamo a 174. Ma se guardiamo la differenza fra il 2019 e il primo semestre del 2021 vediamo che addirittura nel centro storico è nata un’impresa in più del 2019, che aveva registrato alla Camera di commercio solo 173 aziende commerciali. Per quanto riguarda le imprese che si trovano fuori dal centro storico nel 2012 erano 458, nel 2019 418 e nei primi sei mesi del 2021 erano 416, due in meno di quelle dell’epoca pre-Covid. E dunque, sommati i dati relativi a entrambe le zone cittadine, si vede che da prima della pandemia fino a giugno dell’anno scorso, la città ha perso una sola impresa commerciale.
CHIETI E LE ALTRE CITTÀ
Se si fa una comparazione con i dati relativi agli altri capoluoghi di provincia, si scopre che Chieti è perfettamente in linea con quanto è accaduto nelle altre città abruzzesi. A partire dal calo generalizzato dal 2012 fino all’impatto con l’era Covid. La città che meno ha assorbito bene l’impatto della pandemia risulta essere L’Aquila che, dal 2019 a giugno 2021, ha perso 10 imprese commerciali. La città con il centro storico più vivo dal punto di vista del tessuto commerciale risulta invece Teramo, che a giugno 2021 contava 268 imprese. Pescara spicca invece per il numero di alberghi, bar e ristoranti: a giugno 2021 ne contava 108 nel centro storico e 757 fuori dal centro, mentre Chieti registrava 59 imprese di questo tipo nel centro storico e 223 fuori dal centro cittadino. Le strutture alberghiere, com’è noto, non sono molte in città: nel periodo rilevato su tutto il territorio cittadino se ne registravano solo 15 (3 nel centro storico). Sono invece 267 i bar e i ristoranti cittadini rilevati al termine del primo semestre dell’anno scorso, 56 nel centro storico e 211 fuori.
I PROBLEMI RESTANO
Sebbene il dato sull’impatto della pandemia siano tutto sommato confortanti, i problemi del commercio cittadino restano. Dall’accoglienza e fruibilità della città da migliorare, alla convivenza con la grande distribuzione, all’avvento dell’online: sono tanti i fronti su cui lavorare per migliorare. «Noi associazioni di categoria», dice Tiberio, «ci stiamo mettendo a disposizione dell’amministrazione comunale che ha istituito il tavolo commercio per poter affrontare le diverse criticità del settore. Stiamo lavorando tutti insieme, abbiamo lanciato il Comprateatino, che va sicuramente migliorato ma comunque è uno strumento importante, e ora abbiamo chiesto e ottenuto l’attivazione di un osservatorio sul commercio che credo si rivelerà molto utile. Anche in previsione di progetti con il Pnrr».

