Il Comune è in dissesto ma l’ex sindaco intasca 45mila euro di buonuscita

C’è il via libera al pagamento: la somma è integralmente a carico del municipio. E nel Cosentino, proprio ieri, un primo cittadino ha rinunciato all’indennità
CHIETI. Il Comune di Chieti è in dissesto finanziario, ma l’ex sindaco Diego Ferrara intasca una buonuscita di oltre 45mila euro. Tecnicamente si chiama «indennità di fine mandato» ed è «integralmente a carico» del municipio, come è spiegato nella determina – a firma della dirigente Angela Falcone e della funzionaria amministrativa Annamaria Mancini – che dà il via libera al pagamento, «al lordo delle ritenute di legge». Chiariamoci: si tratta di somme che una norma nazionale riconosce agli amministratori pubblici e vale in tutta Italia, come ribadisce una circolare del ministero dell’Interno datata 5 giugno 2000, sia per i sindaci che per i presidenti della Provincia. E nulla cambia se gli enti chiamati a tirare fuori il denaro sono arrivati al collasso economico, al punto tale da alzare al massimo le tasse chieste ai cittadini, tagliare il personale già ridotto quasi all’osso e ridurre i servizi destinati alla collettività, rinunciando persino agli scuolabus. Paradossi della politica.
Proclamato primo cittadino il 7 ottobre 2020, Ferrara è rimasto in carica fino allo scorso 9 giugno, quando ha passato la fascia tricolore a Giovanni Legnini. Nello specifico, come è ricordato nel documento pubblicato mercoledì scorso, il Comune di Chieti è stato dichiarato «ente finanziariamente dissestato» il 22 giugno 2023 proprio sotto l’allora sindaco Ferrara della coalizione di centrosinistra, dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra. Un doppio pronunciamento della Corte dei conti ha scagionato Ferrara e la sua giunta da ogni responsabilità, mentre è stata accertata la «colpa grave» dei precedenti amministratori.
Aspetti giudiziari a parte, a seguito della dichiarazione del crac, con decreto del presidente della Repubblica – datato 2 agosto 2023 – è stato nominato l’Organo straordinario di liquidazione (Osl), insediatosi in municipio dopo 27 giorni con il compito di gestire «i crediti maturati nei confronti del Comune fino al 31 dicembre 2022». Ragion per cui il segretario generale del municipio ha chiesto chiarimenti all’Osl in merito alla competenza del pagamento delle rate di indennità di fine mandato per il 2020, il 2021 e il 2022. L’Osl ha risposto che questa spesa «diviene esigibile esclusivamente alla cessazione del mandato elettivo» del sindaco. Di conseguenza, la somma «resta integralmente a carico del Comune». Le norme prevedono che la buonuscita sia pari a uno stipendio mensile per ogni dodici mesi trascorsi indossando la fascia tricolore. Dunque, calcolatrice alla mano, a Ferrara toccano 45.167,36 euro.
Durante il mandato di Ferrara si è registrato un sensibile aumento di stipendio per gli amministratori comunali: è stato l’effetto degli «adeguamenti» previsti dalla legge di bilancio approvata dal governo Draghi. Ferrara e la sua giunta, a partire dal 2024, hanno guadagnato più del doppio rispetto a quando si erano insediati a palazzo di città. Tanto per rendere l’idea: l’indennità mensile del primo cittadino è passata da 4.734,09 a 9.660 euro (sempre lordi). Ma è possibile rinunciare all’indennità di fine mandato? La risposta è sì. Ed è accaduto, proprio ieri, in Calabria. Antonio Iorio, l’ex sindaco di Tortora, 5.900 abitanti nel Tirreno cosentino, ha deciso di rifiutare i circa 20mila euro che gli spetterebbero.
«Ho servito la mia comunità e da essa ho già ottenuto la prevista indennità mensile», ha spiegato l’ex primo cittadino, che spera che le risorse alle quali ha rinunciato «possano essere destinate a finalità di interesse sociale, umanitario e collettivo. Non ho potere per decidere la loro destinazione, ma in una lettera all’Ente mi sono permesso di suggerire che vengano destinate alla diocesi di San Marco Argentano-Scalea, per una parte, a sostegno della costruzione di un ospedale in Benin, e per la restante alle politiche sociali comunali, con particolare riferimento alle famiglie che vivono situazioni di disagio». Qualche anno fa la stessa cosa è successa a Camigliano, in provincia di Caserta, dove l’ex sindaco Vincenzo Cenname ha lasciato nelle casse comunali quasi 12mila euro.
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