Il Comune paga all’Aca l’acqua delle sue sorgenti

18 Dicembre 2015

Di Paolo (Giustizia sociale) sulla delibera che consegna all’Ersi la gestione idrica «Dubbi su debiti e crediti e che fine fanno i dipendenti dell’acquedotto?»

CHIETI. «Il Comune è proprietario di quattro sorgenti ma paga l’acqua all’Aca. Inoltre con il passaggio delle reti idriche all’Ersi l’ente si accollerà anche parte dei debiti Aca con un aumento di 100 euro per ogni cittadino di Chieti. E’ assurdo». Bruno Di Paolo, capogruppo di Giustizia sociale, attacca la giunta Di Primio sulla delibera che consegna le reti idriche all’ente regionale Ersi con il servizio che verrà gestito dalla società acquedottistica pescarese Aca. Il leader di Giustizia sociale non ci sta e denuncia mostrando l’ultima fattura del quinto bimestre 2013, di 966 mila euro, pagata dall’ente ad Aca. «Il Comune di Chieti è proprietario delle sorgenti di Falascone, ubicata a 1154 metri di altezza, dell’Asinara che si trova a 1365 metri, di Tettone 1, collocata a metri 1697 e di Tettone 2 che tocca quota 1498. Queste sorgenti comunali dislocate in zona Passo Lanciano», spiega Di Paolo, «hanno una portata di circa 60 litri al secondo di acqua e vengono gestite dal Comune fino a Colle Tondo, nei pressi dello Scoiattolo. Da questo punto in poi, fino alla centrale di Chieti posizionata a Madonna della Vittoria, la gestione passa nelle mani dell’Aca che smista l’acqua nei vari quartieri cittadini. L’Aca viene pagata ma mi piacerebbe sapere se il Comune si fa pagare l’acqua di sua proprietà». Una domanda che non viene chiarita dalla delibera varata dall’ente. «Vorrei sapere se con il passaggio delle reti idriche i crediti, pari a circa 7 milioni di euro vantati dall’Aca nei confronti del Comune, restano oppure no. Inoltre l’azienda pescarese», attacca Di Paolo, «ha maturato debiti sul territorio regionale per circa 120 milioni di euro. Di questa somma, 69 milioni di euro saranno a carico dei 63 Comuni gestiti da Aca e, di fatto, dei quasi 450 mila utenti riforniti. La quota del Comune di Chieti è di 6,2 milioni di euro con un costo aggiuntivo pro capite per i teatini di 100 euro. Perché non c’è scritto in delibera?». Come se non bastasse non è chiaro, secondo Di Paolo, il futuro dei dipendenti del settore acquedotto che, una volta approvata in consiglio la delibera, dovranno passare alle dipendenze di Aca. «Considerando le condizioni economiche in cui versa Aca sarebbe opportuno un distaccamento in comando per evitare brutte sorprese. Ma neanche questo», lamenta Di Paolo, «è stato scritto in delibera. Non sappiamo neppure che fine faranno i lavoratori della Teate servizi che curano la bollettazione idrica dal momento che le competenze del caso passeranno nelle mani del nuovo gestore. La città deve sapere cosa sta accadendo alle sue spalle. Mi batterò affinché si faccia chiarezza sulla gestione del ciclo idrico cittadino».