Il Comune ricorre contro i rimborsi Tarsu

30 Novembre 2016

Rifiuti: appello per i 167 euro richiesti da un contribuente, ma la Cassazione bacchetta l’ente

LANCIANO. Il Comune ricorre in Cassazione per evitare il salasso dei rimborsi per gli aumenti Tarsu del 2013, giudicati illegittimi dalla commissione tributaria regionale. Nei giorni scorsi l’amministrazione comunale, come annunciato in consiglio dall’assessore alle finanze Pino Valente (Progetto Lanciano), ha presentato ricorso contro il rimborso di 167 euro ottenuto da un contribuente, il fiscalista Francesco Paolo D’Orsogna, che ha dato il via a una lunga serie di istanze da parte di altri cittadini che chiedono di riavere l’ultima rata della tariffa dei rifiuti del 2013. Tre anni fa il Comune decise di non passare alla Tares e prolungare la Tarsu in vigore fino all’anno prima, come consentito dal Governo, a patto di non aumentare le tariffe. A questa prescrizione, però, secondo la commissione tributaria regionale il Comune di Lanciano non si sarebbe attenuto. A ottobre in municipio erano arrivate 138 richieste di rimborso, pari a 3.600 euro. L’amministrazione comunale ha così deciso di far valere le proprie ragioni rivolgendosi alla Corte di Cassazione, ribadendo che «il divieto di aumento delle tariffe non è esplicitamente indicato dalla norma» e che «i Comuni possono realizzare un graduale aumento del gettito per conseguire la copertura totale dei costi del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani». In attesa della pronuncia degli ermellini, il rimborso a D’Orsogna è stato liquidato (la sentenza era immediatamente esecutiva).

Nel frattempo spunta un precedente, risalente allo scorso luglio, quando la Cassazione ha pubblicato le motivazioni della bocciatura di un appello, proposto dal Comune frentano nel 2012, contro un accertamento dell’Ici per la somma di 152 euro (la contribuente ha dimostrato di avere puntualmente pagato l’imposta richiesta). Oltre a respingere il ricorso, la suprema Corte bacchetta l’ente. «Va stigmatizzato il comportamento del Comune», scrivono gli ermellini, «che ha impegnato la Corte di Cassazione per un giudizio del valore di 152 euro, ben potendosi profilare anche un possibile danno erariale per i costi sostenuti per proporre un ricorso per cassazione che appariva già “prima facie” infondato e, comunque, all’evidenza antieconomico». Le spese legali, infatti, tra i vari gradi di giudizio sarebbero arrivate alla somma di duemila euro, a fronte di un accertamento di appena 152 euro. Ma il Comune pare esserci già ricascato.

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