Il convegno del vescovo scatena l’Arcigay

6 Gennaio 2016

Cipollone all’iniziativa su famiglia e “no gender”. L’associazione e la Croce rossa: «Brutta pagina discriminatoria per la città»

LANCIANO. «Credevamo di essere entrati nel 2016, invece siamo tornati al Medioevo». «A Lanciano si consumerà, sotto l’egida dell’arcivescovo, una brutta e triste pagina discriminatoria e diffamatoria». Sono alcuni dei commenti che alimentano la polemica attorno al convegno “No gender, sì famiglia (maschio e femmina)” organizzato dal comitato locale “Maschio e femmina sì, gender no”, col patrocinio della diocesi, per venerdì, alle 17, nelle officine Sangritana. Sono previsti gli interventi di Gianfranco Amato, presidente di Giuristi per la vita, e del vescovo Emidio Cipollone. Il convegno sta sollevando un polverone di critiche per l’intento discriminatorio che avrebbe, secondo alcune associazioni, a partire dal manifesto che lo annuncia, in cui campeggia grande la scritta “Sì famiglia, no gender” accompagnata dall’immagine di una famigliola stile Mulino bianco.

«Gli organizzatori, dietro una fantomatica teoria del gender che secondo loro verrà presto introdotta nelle scuole, intendono opporsi a qualsiasi tipo di riconoscimento dei diritti civili di coppie omosessuali», sostiene Adelio Iezzi, presidente Arcigay Chieti, «confondendo il rispetto dovuto alle persone e alla loro diversità con una presunta minaccia nei confronti della diversità sessuale e della famiglia tradizionale, che nessuno ha intenzione di distruggere o ridimensionare. Anzi, si richiede un consolidamento di tutti i tipi di famiglie». Anche l’area 4 e 5 del Comitato Croce rossa, con l’avvocato Andrea Cerrone e il dottor Luca Iezzi, deplorano il manifesto definito «oltraggioso della dignità dell’essere umano» poiché «ingenera confusione ed alimenta la discriminazione nei confronti delle persone transessuali ed omosessuali». «Compito della Croce rossa», dice Cerrone, «non è quello di intervenire nel dibattito sul riconoscimento giuridico dei diritti delle coppie omosessuali, bensì di fare chiarezza per evitare che una fetta di popolazione subisca i soprusi di chi prende in prestito dottrine religiose per promuovere l’esclusione sociale delle persone omosessuali o transessuali. Il 15enne che s’imbatte nel manifesto non troverà grosse barriere quando, tra i banchi di scuola, dileggerà il compagno di classe effeminato, per esempio».

«È un convegno aperto a tutti, in cui anche chi non è d’accordo potrà dire la sua in un dibattito civile, che c’è sempre al termine di un convegno», replica alle critiche il vescovo Cipollone, «non si vuole indottrinare nessuno: è una proposta che si ascolta e poi si sceglie se condividere o meno. Parliamo di famiglia e, poi, della “nostra” idea di famiglia formata da un uomo e una donna uniti da un patto stabile aperto alla vita. Si può partecipare e parlare, nel rispetto reciproco».

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